Il silenzio che custodisce il mistero  di un  Dio,( cfr . Salmi),davanti ad un mondo che sembra impazzito,che più che parlare,latra in un rumore infernale di meschinità, è avvolto nell’ angoscia.

“Il naufragar m’è dolce in questo mare”,di leopardiana potenza seduttiva di una solitudine metafisica,si traduce spesso nel rumore infernale del dire tutto e il contrario di tutto, di mettere veleno in ogni considerazione,nel maledire l’ altro che non la pensa come te .

L’ infinito che si respira nella ricerca filosofica,il  pensare di pensare, l’ autocoscienza della propria finitezza,quale limite insopportabile  del divenire, ha lasciato il posto alla volontà di potenza  della propria cattiva egoita’.

L’ infinito matematico sta tutto nella testa, l’ infinito metafisico nell’ anima,anche se Dio,anima ,mondo sono noumeni,sosteneva Kant,enti intellegibili.

A rovinare la contemplazione oggi come mai il rumore della chiacchiera,il dire il falso per disarticolare il vero,tutto connesso ad un nulla feroce,assente di umanesimo.

Il silenzio infinito  del mare  ad esempio, più percepibile,soprattutto quando te ne vai al largo e tutto appare remoto,oppure anche in montagna, per fare un altro esempio, dove il silenzio sembra privo di volgarità,di parole,di esortazioni a riempire vuoti esistenziali, che le parole non possono colmare non hanno bisogno di analisi.

I.Kant nella Critica del Giudizio sosteneva che un bel quadro sembra vero,e che uno spettacolo naturale sembra un quadro.

Il silenzio delle onde marine o il vento fra le montagne,tramontana in senso letterale,conferiscono voce all’ infinito.

E l’ infinito lo puoi ipotizzare pensando solo che quel mare e quelle montagne ci sono sempre state e sempre ci saranno .

Ipotesi,non certezza scientifica.

A Tel Aviv e Odessa,in Palestina,a Beirut etc si va egualmente al mare,nel Mediterraneo oltre la mucillagine  trovi i corpi e il dolore dei migranti.

The sound of silence, e’ rimasto al Central park di New York.

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