Una definizione di comunismo questa,trovata per caso leggendo un lungo articolo di Victor Erofevv su La Lettura del Corsera.

Si riferisce alla figura di Molotov che Victor Erofevv, scrittore russo nato nel 1947 a Mosca e poi espulso dall’ Unione Sovietica ,scrisse ricordando  le sue vacanze con lo zio Slava,appunto Molotov.

Il quale messo in pensione da Krusciov nel 1962 mai rinnegò i milioni di morti fra i contadini per la grande collettivizzazione degli Anni Trenta e le sanguinarie purghe del 1937.

Uomo mite,silenzioso fu di fatto il numero due del partito fino alla morte di Stalin,che aveva cominciato a sospettare di lui nel dopoguerra e lo aveva costretto a divorziare dall’ amata moglie,considerata inaffidabile dal “meraviglioso georgiano”.

Il totalitarismo divorava i suoi devoti e fedeli servitori con la convinzione,in Urss,che un altro mondo era possibile.

D’ altronde Vladimir Putin,il più anti leninista di tutti non disse forse che ” restaurare il comunismo è da pazzi,ma non averne nostalgia è da senza cuore?”

Paura ,terrore anche esistenziale,ma convinzione che la tragica necessità del comunismo abbia comportato per un istante l’ entusiasmo che al mondo non si è mai soli,anche se si è proletari.

Alibi per non credere che qualsiasi religione scritta dall’ uomo comporta fede cieca,fanatismo acritico,vocazione al massacro purificatore ?

A noi che siamo i posteri  di una sentenza che ci accompagna da tutta una vita, la consolazione che la storia del movimento operaio non fu solo stalinista.

Perché è certo che il comunismo fu una forma di eresia religiosa,