È il vicequestore Rocco Schiavone che pronuncia una frase che non e’ per niente offensiva verso il genere umano.
Se profuma di depressione e ‘perché psichicamente il dialogo che si va trasformando in vana chiacchiera, visto l’ uso social della parola, fa ritenere che l’ eterno ritorno del tutto,sia l’ eterno ritorno del nulla.
Non con tutti ,chiaro.
È un piacere parlare con chi è consapevole della miseria umana, con chi è consapevole dei propri privilegi,dei propri doveri, così da considerare l’ analisi foriera di volontà dialogica sui propri diritti.
Ma intavolare discorsi qualsiasi per argomenti anche seri, prevede un impegno non indifferente,tutto sa di già detto ,dato ,fatto,udito etc.
Se ti accontenti dell’ arte della persuasione sofistica,essenziale per la politica,allora puoi parlare in libertà sostenendo la tesi e l’ antitesi per non scontentare nessuno.
Se no dietro le parole non è difficile scoprire il vuoto,la mancanza di tensione ideale ,la voluntas di comunicare il proprio ego.
Quando poi non ti viene niente da dire, gli altri,diventano la ggente,il generone,il popolo bue,il popolo somaro,i pecoroni,gli eterni ignoranti,i finti tonti,la razza padrona ,insomma si parla a vanvera per dire cose che dici tutti i giorni.
La fatica non è restare muti,la vera fatica,davvero esistenziale, e’ non controbattere al qualunquismo imperante della mondanità pressappochista.

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