Dopo il COVID del “siamo tutti scienziati”,dopo il governo Draghi del “,siamo tutti economisti”dopo il capolavoro di idiozia del “siamo tutti sindacalisti”,ma non vogliamo il salario minimo, ora va per la maggiore il decisionismo del siamo tutti Statisti.
Così, come se il processo di pace in Palestina,Libano,Israele,Ucraina,Russia etc fosse il trionfo della volontà di superuomini su facebook e nei tak show.
Tu leggi,ascolti,intravvedi Statisti che propongono soluzioni pronte,confezionate al momento, che diventano battute di arroganza e saccenza,magari senza aver letto un libro o fatto esperienze sociali di lotta.
Sono ridicoli: insulti,maledizioni, morte, disgrazie a chi è per Zelensky ad esempio,per chi è decisamente vs.Hamas, perche l’ antisemitismo non è di sinistra, basta travestirlo da antisionismo.
Coraggiosi e temerari,ma sempre spettatori comodi.
Volere la pace quando c’è la guerra è la cosa più difficile al Mondo, il processo di pace significa comunque tendere una mano a quello che volevi uccidere o ti voleva uccidere.
Un atto di grande cultura e umiltà che mette al primo posto non la politica dei fronti,ma la solidarietà umana.
Il compito principale di una posizione di pace dovrebbe essere quella di trovare l’ accordo fra la pace e la giustizia,si pensa
Insomma mediare,fare il proprio lavoro nel tessere relazioni fra nemici,uscire dalla contingenza del dolore con aiuti umanitari: questo credo e non solo io, dovrebbe essere quello che fanno quelli che intravvedono uno spiraglio di pace.
Comprendere ,togliersi la maglia del tifoso, non ingraziarsi la parrocchietta che ti dà il consenso per dire ad esempio che il 24 febbraio e il 7 Ottobre sono le date di due aggressioni vili e oscene, così come la strage di Netanyahu su Gaza meriterebbe subito l’ intervento dell’ Onu e di tutte le democrazie mondiali.
Netanyahu tanto per capirci è un boia,ma non perché è ebreo e sionista.
Guardarsi dentro i propri limiti e riconoscere nella pace la eccezionalità’ di una vita dedicata agli altri,forse è questa la vera utopia.
Soprattutto se si vuole fare gli interessi degli oppressi e non delle elite imperialiste.

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