Brano tratto da 1943 L’ Asse si spezza,la guerra è persa di Pierluigi Raccagni,completamente gratuito.

1943 L’OMBRA SULLA SVASTICA

Negli alti comandi tedeschi, subito dopo i giorni della resa di Stalingrado,qualcosa cominciò a muoversi.

I russi avevano fatto opera di persuasione antifascista fra i prigionieri tedeschi.

Si era costituito anche un Comitato ” Germania libera”, che aveva come punto di riferimento il giovane pilota Heinrich von Sedel.

Quando nel comitato nazionale entrò anche il Feldmaresciallo Von Paulus, convinto dai russi a trasmettere per radio in Germania una serie di interventi propagandistici in loro favore, Hitler immediatamente sottolineò che da un traditore di quel genere un gesto così se l’aspettava.

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L’effetto fu scarso, ma l’imbarazzo dei nazisti fu enorme, anche perché questo avallava la tesi dell’inaffidabilità dell’esercito di cui Hitler mai si era fidato fino in fondo.

Non era una questione da poco.

I servizi di sicurezza delle SS erano stati chiari da subito: circolavano voci sempre più insistenti che Hitler non aveva aiutato gli assediati a Stalingrado e che forse era opportuno pensare alla pace.

Questo concetto semplice e terribile era per il Fṻhrer un vero e proprio incubo. La pace, per lui, era la riedizione della sconfitta del 1918 quando ebrei e comunisti avevano tradito l’esercito e i tedeschi consegnandoli alla vergogna e alla fame della Repubblica di Weimar.

C’erano, poi, dei segnali non proprio incoraggianti anche fra chi si era sempre dichiarato nazista.

Molti non portavano più il distintivo del partito, altri, senza troppo alzare la voce erano d’accordo con chi biasimava il Fṻhrer.

“Per l’intero mese di gennaio del 1943 i bollettini di guerra erano stati negativi per la Germania (…).

Il 30 gennaio la Raf salutò il decimo anniversario dell’ascesa al potere di Hitler con un nuovo colpo contro Berlino. A mezzogiorno Hitler cominciò a parlare alla nazione per radio: non appena iniziò un duro attacco contro l’Inghilterra, le sirene ulularono e nel giro di pochi minuti squadriglie di Mosquito rombarono a bassa quota sopra i tetti, nella prima grande incursione diurna contro la città.

Tutti si precipitarono nei rifugi (…) un giornalista trovò il suo rifugio pieno di tedeschi che maledicevano il loro Fṻhrer “Dovrebbe smetterla con quei discorsi provocatori” brontolavano “Guarda un po’a che cosa portano”. Cfr.A, Read D. Fischer, La caduta di Berlino, Milano 1995, pag.156

D’altronde se Stalingrado per i russi era stata una spinta psicologica determinante per la vittoria finale di Stalin, per Hitler fu l’inizio del declino fisico e psicologico.

Lo storico Calvocoressi parla di morbo di Parkinson che lo rese “un cadavere ambulante, tremolante, patologicamente sospettoso dei suoi generali, spregiatore della qualità dei suoi combattenti (…)

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Cfr. Calvocoressi op.cit pag.298

Ma Goebbels aveva già trovato la soluzione.

Quando il 18 febbraio del 1943 Goebbels tenne un grande comizio allo Sportpalast di Berlino, trasmesso in tutta la Germania alla radio, di fronte ad una selezionata platea di 14.000 ultranazisti, spaccato a suo dire, della nazione tedesca, il delirio verso il sacrificio salvifico per il Terzo Reich raggiunse l’apice.

In modo più mussoliniano che hitleriano, interagendo con la platea selezionata, Goebbels partorì un programma di morte da far rabbrividire.

Il rilancio del nazismo, infatti, voleva dire: continuare nella soluzione finale, intraprendere una guerra totale, lavorare anche quindici ore al giorno per l’industria di guerra, mobilitare tutta la popolazione dai 15 ai 60 anni.

Non c’era, però, il consenso di prima….

Goebbels, alquanto furente, rilanciò l’Olocausto come cemento del puro germanesimo, ma senza trovare il sostegno di prima.

Secondo i nazisti, l’arresto previsto di tutti gli ebrei in un solo giorno, si era rivelato un miraggio a causa del comportamento “miope” degli industriali, che avevano avvisato in tempo gli ebrei.

“Goebbels si sbagliava: c’erano più di 5.000 ebrei in città che avevano deciso di entrare in clandestinità, o nel gergo berlinese, di diventare “sottomarini”, aspettando la fine della guerra. Molti di loro, nonostante i bombardamenti, nonostante i delatori, nonostante le attività della Gestapo, riuscirono in qualche modo a sopravvivere. (…) Migliaia di onesti berlinesi non ebrei di tutte le classi avevano trovato un modo per opporsi alle peggiori atrocità del regime nazista, accogliendo, soccorrendo e proteggendo le sue vittime designate”.

Cfr. A. Read. D. Fischer, La caduta di Berlino, op.cit, pag.163