Bendate,sedate,violentate.
E poi nell’autunno del 2022 la rivolta delle donne iraniane coinvolse l’ intera popolazione fino alla proclamazione di uno sciopero generale.
Donna,vita, libertà il movimento delle donne fece sensazione in tutto il mondo.
Ricordiamo, così per capirci,che le donne in Iran non possono usare cosmetici,guidare senza velo; in generale,mediante barbare e odiose restrizioni, non possono avere una vita sociale ai minimi livelli.
Oggi quegli eventi li vedi ancora on line, forse di sfuggita: Masha Amini,la ragazza curda massacrata dalla polizia diede il via alle proteste.
A settembre Alessia Piperno,la ragazza italiana fermata a Teheran nel 2022 per le manifestazioni contro il regime e buttata in galera per 45 giorni, ha ricordato ad un opinione pubblica distratta quale sia il coraggio delle donne iraniane con l’ uscita di un libro sull’accaduto dal titolo Azadi!
È un diario sulle vicende di quelle giornate.
Nelle carceri iraniane la protesta delle donne,dopo la mattanza dei sacerdoti criminali di Teheran che hanno represso l’ insurrezione del velo sulla testa, aveva coinvolto movimenti di donne in tutto il mondo.
Il governo di Teheran,come si ricorderà,aveva proibito alle donne di portare il velo in modo scomposto sulla testa.
Il sostegno alla rivoluzione femminile era stato dato dai paesi dove la lotta sui diritti civili è più avanzata in senso democratico.
Non una parola da Putin,Visegrad,e in generale dalla estrema destra italiana che,come il generale Vannacci,considera il Bella Ciao e l’ emancipazione del genere umano un mondo al contrario.
Avevano sparato a bruciapelo alle donne ribelli.
Poi tutto è rientrato,oggi quasi dimenticato, a livello politico e culturale.
Perché sempre tutto torna come prima.
Ogni tanto è bene ricordare che le maggioranze silenziose,in ogni parte,anche se sono maggioranze, possono essere pure antidemocratiche e criminogene.
Solo che il Bella ciao delle donne iraniane dovrebbe essere cavallo di battaglie anche di tutte le donne occidentali e pure degli uomini del progresso chiamati progressisti.

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