Si direbbe che il successo editoriale del libro ” il mondo al contrario”del Generale Vannacci sia ben riposto.

Non solo vende bene e razzola male,ma il successo sembra normale.

Mi ha schifato,come a tutti ,i meschini insulti a Michela Murgia,ma anche alla vittima dello stupro di Palermo,gli evviva agli stupratori di Caviano,il compiacimento maggioritario per le parole di Giambruno sulle ragazze ree di ubriachezza.

Questo solo in due giorni.

I social la fanno da padroni e amplificano l’orrore,ma l’orrore ormai è sedimentato in una coscienza di fallimento generale,dei rapporti umani,che forse non è una novità: anche se ora lo spettacolo dell’odio e dell’insulto e ‘ accettato a livello di massa.

E tutto ciò non riguarda solo l’estrema destra che gioca con Hitler e Mussolini con la goliardia di una festa universitaria.

Riguarda anche personaggi di ogni latitudine politica, sinistre istituzionali o no,con assenso senza riserve ai crimini di guerra in Ucraina.

Insomma la libertà di vomitare sul prossimo, magari in difficoltà, diffamazioni,è stata sdoganata come libertà d’espressione.

Con la stessa sicumera,se sei contro Putin,sei un bastardo filoamericano, se sei vs. Zelensky uno stalinista fallito( buona la seconda…)

La discussione via chat rasenta diffamazione,rancore,odio contro tutti quelli che analizzano il problema con categorie razionali,non fatte solo di statistiche,ma anche di approfondimenti non banali.

Poi ci s’indigna se le giovani generazioni prendono a calci umani e animali,fino a ridurli in fin di vita.

Per non farsi prendere dallo sconforto bisogna avere molta forza.

Guardare ad esempio le migliaia di iniziative del terzo settore,la semplicità di chi si occupa di chi sta male.

Piuttosto di atteggiamenti fasulli e disgustosi alla Marco Rizzo,alla Salvini,alla Santanchè,alla Donzelli e via di seguito, un interrogarsi sui propri limiti sarebbe un passo in avanti.

La terza guerra mondiale non ci sarà,speriamo.

Ma se l’odio è il cemento della convivenza si va ad affondare nell’ abisso del nulla.

Quanto ci manchi