E book gratuito di Pierluigi Raccagni dal 17 al 21 agosto
QUEL SABATO DI SOLE
Il 5 maggio al Cremlino fu offerto un ricevimento in onore dei giovani ufficiali promossi alle Accademie militari.
Il discorso di Stalin durò quaranta minuti, del contenuto non si seppe molto; ma dopo lo scoppio della guerra venne fuori che Stalin era ben consapevole di quello che stava capitando.
In sintesi disse che la situazione era estremamente grave, non era da escludersi un attacco tedesco a breve.
L’Armata Rossa non era abbastanza forte per sconfiggere il nemico. considerate le carenze di armamento, addestramento e difesa delle frontiere.
Il governo sovietico, continuò Stalin, avrebbe usato la diplomazia per rinviare l’attacco tedesco in autunno.
Se fosse riuscito a negoziare la guerra contro la Germania nazista si sarebbe combattuto solo nel 1942.
L’Inghilterra, proseguì Stalin, non era liquidata e gli Stati Uniti, facendo leva sul Patto di non aggressione con il Giappone, porranno l’URSS al riparo in futuro sulla possibilità di agire su due fronti da parte dell’Asse.
Il 6 maggio Stalin assunse la presidenza del governo, Molotov divenne vice presidente e ministro per gli affari esteri.
Il motivo del cambiamento, indicava la gravità del momento.
La diffidenza di Stalin verso l’Inghilterra raggiunse in quei giorni l’apice alla notizia della fuga di Rudolf Hess in Scozia.
Stalin a questo punto credette di aver visto ancora una volta il volto della verità e il comunicato della TASS del 13 giugno, divenuto famoso, per la sua assurdità, confermò lo schema rigido del gran capo nell’in- terpretazione degli eventi.
Il testo della TASS attribuiva a fonti britanniche il diffondersi dell’al- larme, sottolineava che la Germania stava rispettando il Patto del ’39, così come stava facendo l’URSS.
Veniva sottolineato che da Berlino non era arrivata nessuna proposta di rinegoziazione dell’accordo.
Il 14 giugno Timošenko e Zukov suggerirono di schierare le truppe sul confine.
Stalin rispose: ”ma voi proponete la mobilitazione (…) questo significa la guerra (…) lo capite o no?”
Era difficile però opporsi alla cecità staliniana da parte dei generali dell’Armata Rossa.
Bisogna ricordare che il ricordo delle purghe del 1937-1938, con le quali i quadri dell’armata erano stati liquidati e massacrati, era ancora vivo. Le grandi purghe delle gerarchie civili e militari disorganizzarono e de- moralizzarono le forze armate oltre il limite che avrebbe potuto nuocere
al potere staliniano, timoroso di quadri ufficiali troppo forti davanti al potere politico, ma causarono anche l’indebolimento delle stesse da- vanti al nemico.
In quei frangenti Stalin non si smentì: fece arrestare il comandante delle forze aeree, combattente di Spagna, e il commissario d’affari a Parigi considerato troppo antinazista.
L’unica cosa che Stalin si degnò di fare fu quella di portare gli uomini sotto le armi a cinque milioni; molte volte non avevano di che mangiare
o di che vestirsi.
L’Armata Rossa all’inizio della guerra fu mandata allo sbaraglio per deficienze strutturali che anche i tedeschi non mancarono di sottoli- neare: la sottovalutazione dell’avversario però alla fine risultò fatale proprio ai nazisti.
Sabato 21 giugno era una bellissima giornata di sole sia a Mosca che a Berlino.
Al Cremlino, però, si viveva un clima al limite dell’isteria: inquietudine, ordini contraddittori, confusione, le notizie su un’imminente guerra con la Germania si aggravavano di ora in ora.
Alle 21:30 della piacevole serata moscovita Molotov ricevette Friedrich- Werner Graf Von der Schulenburg, l’ambasciatore di Germania.
Era l’estremo tentativo di Stalin di cercare di intavolare coi tedeschi un qualche negoziato.
Molotov disse che vi erano segni che il governo tedesco non era con- tento di quello sovietico e che i sovietici non riuscivano a comprendere i motivi del malcontento.
Si era arrivati, da parte sovietica, al pettegolezzo e alla vana chiacchiera pur di prendere tempo, non essere travolti dalla guerra, cercare in ex- tremis una soluzione.
Molotov non sapeva che in quelle stesse ore Von Ribbentrop aveva in- viato un lungo radiomessaggio a Schulenburg, ordinandogli di distruggere tutti i documenti cifrati esistenti nonché di mettere fuori uso tutte le apparecchiature radio.
Doveva, l’ambasciatore, riferire subito a Molotov una dichiarazione nella quale si diceva che, mentre la Germania si era attenuta lealmente al patto nazi-sovietico, la Russia l’aveva ripetutamente violato.

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