Il filosofo ungherese Georgy Lukacs,che aveva studiato per un certo periodo la scuola di Francoforte,alla fine riparando sotto il protezionismo dello stalinismo,scrisse che i francofortesi erano inquilini del “Grande hotel abisso”.

Fuori di metafora Adorno,Marcuse e compagnia avevano privilegiato l’ arma della critica alla critica delle armi della rivoluzione sovietica.

I filosofi tedeschi, emigrati negli Stati Uniti negli anni trenta per sottrarsi all’Olocausto, privilegiavano la critica radicale su tutto il pianeta capitalistico rinunciando però alla filosofia della prassi.

Una pars destruens che non permetteva nessun superamento storico del conflitto e che anzi venne accusata di diserzione di fronte al nazismo e all’Olocausto.

La critica bruciante fatta da intellettuali ebrei alla scuola di Francoforte, accusata di elitismo senza prassi, ferma qui il solito dilemma del marxismo e post marxismo.

Se unisco Lenin a Marx, mi ritrovo con le sorti progressive dell’umanità e nel contempo fra le macerie del socialismo senza libertà.

Se rimango a Hegel e al giovane Marx, nonché a Freud entro nell’inevitabile circolo degli intellettuali raffinati, perché filosofi dei ceti benestanti.. dell’egemonia della sinistra,come dicono destri ignoranti e stalinisti ottusi.

Ma la critica radicale al capitalismo oggi vuol dire soprattutto stare contro la cultura di massa che solitamente significa autoritarismo, regressione.