Non c’è niente da fare,bisogna rassegnarsi.
Das Kapital secondo Karl Marx non era uno stato di natura dell’uomo,ma un prodotto della storia.
E come tutti i prodotti della storia prevedono un superamento determinato dalla sue contraddizioni.
Uno di questi,capitale – forza lavoro ,sembra essere un residuato di un’era geologica persa per sempre: così come l’antropocene ha superato secondo gli scienziati della terra il precedente periodo dell’oleocene durato migliaia e migliaia di anni.
L’uomo quindi avrebbe mutato persino le ere geologiche pur di adattare la terra e le sue risorse a quello che sono i suoi bisogni,meglio i suoi desideri .
Mi viene in mente a proposito l’ appunto di Marx a Feurbach che ricordava al filosofo del naturalismo che i ciliegi nel giardino dell’università non erano frutto della natura,ma del lavoro degli schiavi che li avevano piantati.
L’evoluzione del capitalismo oggi non promette disastri ambientali,anzi se si tiene conto che ad ogni sua crisi vi è un suo rilancio, l’anima del profitto sembra essere eterna.
Alla fine i massimi sistemi cadono tutti nella banalità.
Anche la guerra fra Russia e Ucraina diventerà oggetto di piani Marshall, così come le migrazioni.
L’immortalità del mondo sta nell’eredità che lasci se sei un capitalista previdente: la fine del mondo non toccherà i caveau delle banche.
E quando ci sarà,se ci sarà,noi non ci saremo.
Finché ci sarà il mondo, il valore d’uso sarà subordinato al valore di scambio.

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