Quando Francesco Cossiga parlava di socialismo reale all’italiana non aveva del tutto torto.
Dopo la caduta del Muro di Berlino,per tutti gli anni Novanta, i resilienti del socialismo erano quelli che avevano trovato un ruolo di presunte avanguardie del movimento dentro le istituzioni: cioè quelli che poi, sono spariti dopo il G8 di Genova, nella stabilità trasformistica della seconda repubblica.
Ora ogni tre mesi o due o uno,ho perso il conto, Fausto Bertinotti,sedicente figlio di Rosa Luxembourg,sentenzia che la sinistra non c’è più.
Nessuno se ne abbia male,ma se la sinistra è sprofondata è anche grazie alla diserzione fattuale di una classe dirigente,che parlando di rivoluzione ha fatto quasi nulla con le riforme.
E ora è vista,dopo l’esplosione del nazional populismo,come controparte dei meno abbienti.
Sono tanti gli ex,post,reduci,nostalgici,afflitti del Sol dell’Avvenire, raccomandati di sinistra, che con il loro cattivo esempio di presunzione e supponenza,hanno buttato al cesso lotte operaie e proletarie.
Ma ti chiedi come mai proprio quelli che hanno guidato la sinistra in questi trenta anni siano ricomparsi solo per celebrare i funerali del socialismo.
Insomma, proprio quelli che sono stati per anni, con ruoli di primo piano, dentro apparati,sindacati,fondazioni,parlamenti regionali,europei,TV berlusconiane etc ,sono quelli che si parlano addosso,come fossero vittime solo di circostanze planetarie come quella della fine dell’utopia.
Ma i sedicenti dirigenti della sinistra istituzionale per quanti anni hanno gigioneggiato con i poteri forti e liberisti?
Le menti pensanti con auto blu, manco fossero Breznev o Suslov,o un sovietico dell’ apparato in pensione con tanto di Dacia negli anni settanta che bene o male aveva fatto la grande guerra patriottica, vengono invitati ai talk a pronunciare omelie funebri sul partito che non c’è.
Ho visto e sentito Marco Rizzo, blandito dai fascio leghisti,scagliarsi contro la Schlein con un linguaggio assolutamente di destra,diciamo rossobruno, con un opportunismo osceno.
Non ci sono più i comunisti di una volta sembrano dire Fausto e compagni e meno male,se è vero che hanno sempre fatto i finti tonti sui privilegi acquisiti grazie alla lotta di classe degli altri.
Chi ha resistito di necessità,senza tanti narcisismi e cambi di registro non ha bisogno di farsi vedere.
Tira a campare con la fede di chi non sarà salvato da qualche amicone influente,una volta compagno sedicente e ininfluente.
Fausto nell’ultima intervista al Corriere,ha detto che lui crede ancora all’abolizione della proprietà privata.
Massimo D’Alema invece riconosce lo statista mister B,per fare un altro esempio.
Bastano queste affermazioni per definire i personaggi” del socialismo reale all’ italiana,” che non hanno rischiato nulla per definirsi quello che credono di essere: palloni gonfiati male,e poi sgonfiati.

Grazie Kompagni,nulla di personale..
Lascia un commento