L’autonomia differenziata che prevede che le regioni gestiscano in proprio sanità e scuola porterà ad allargare ancora di più il divario fra regioni ricche,quelle del Nord, e quelle più povere del sud

Non se ne sente la necessità.

Nel dopoguerra e fino agli anni sessanta il sud Italia e le isole erano fra le regioni più povere d’Europa,persino dei paesi dell’Est.

Non lo dico,io,ma lo sanno tutti che la Cassa del Mezzogiorno,gestita con sistemi clientelari fu comunque voluta da tutti i partiti principalmente per togliere i cittadini meridionali proletari dalla miseria senza vie d’uscita.

Poi la rivoluzione industriale,che portò l’ Italia a diventare un paese fra i primi in Europa, volle dire emigrazione di massa di contadini impoveriti verso le cattedrali dell’industria soprattutto di Milano e Torino.

Già dal 1947,comunque,in Belgio,Francia, Germania,Svizzera potevi trovare decine di migliaia di connazionali nelle miniere,nelle fabbriche automobilistiche,nella siderurgia etc.

Dal 1955 al 1971,poi, sempre in Italia nove milioni di persone si trasferirono dalle regioni più povere a quelle più ricche.

Ora il ddl Calderoli,caldeggiato dalla Lega e soprattutto da Salvini, vorrebbe dare responsabilità alle regioni nell’amministrazione di servizi pubblici di primaria importanza,come già detto.

Le commissioni parlamentari preposte alla valutazione del decreto hanno già ribadito che con questa differenziazione la questione meridionale va verso il baratro,come da storia patria.

Perché se è vero che una certa borghesia mafiosa ha imposto un sistema economico strumentalizzando le tifoserie sudiste vs. quelle nordiste, è anche accertato che l’Italia è diventato paese del G7 grazie anche al lavoro di milioni di proletari “sudisti “

Un particolare.

Nel 1956 Adenauer venne in Italia per incoraggiare il governo a fare sì che i disoccupati italiani del sud andassero a lavorare in Germania.

Finiamola così: era meglio l’autonomia operaia dell’autonomia differenziata.