Se il socialismo reale era la riduzione povera e triste del marxismo utopistico, il capitalismo reale italiano è la riduzione del capitalismo all’arte d’arrangiarsi.

E sì che l’Italia è fra i primi paesi industrializzati del mondo, con punte di eccellenza nella produzione vinicola, nella moda, nella cucina che tutto il globo ci invidia.

Quando, però, bisogna mettere mano al portafoglio della crescita, ci sono da risolvere troppe questioni; costo del lavoro, tasse elevate, corruzione diffusa, parassitismo dilagante, mafie più o meno occulte,trasporti da rifare…Infine l’enorme debito pubblico.

I capitani coraggiosi non mancano. Quanti industriali dicono, e non senza ragione, che in fondo il paese tira avanti,non si arrende, dimostra vitalità.?

Tutto vero, diamine.

Pure chi arriva coi  barconi dimostra tanto coraggio,intraprendenza, voglia di cambiare vita. Pure chi ogni giorno va su un tetto  a lavorare senza assicurazione e pagato al nero, o in voucher non si è arreso.

I capitani coraggiosi dell’imprenditoria  privata, oberati di tasse puntano all’abbassamento delle aliquote.

Quelli pubblici,( Alitalia, poste, partecipate), autorizzano l’assalto alle diligenza del bene pubblico:entrambi sono d’accordo che la trasparenza negli affari è un optional.

I manager del nuovo modo di fare grana, ( bassi salari, speculazioni di ogni genere), sono così presuntuosi nel sentirsi in prima fila a rifondare il mondo, che viene voglia di incoraggiarli con qualche legge ad personam.

Ad esempio una legge che garantisca di salvare le banche del capitalismo reale, coi soldi pubblici.

Il capitalismo reale, quello vero, fatto di disoccupazione, sottoccupazione, salari bassi, miseria diffusa fra gli anziani, soprattutto nelle grandi città, fa parte ormai del panorama italiano,  europeo e mondiale.

 Ma in Italia c’è una tradizione di miseria non indifferente.

Un made in Italy di capitalismo patacca e clientelare di antico conio.

Come la pizza, come la grande bellezza dei monumenti,come la burocrazia statale.          Quando  sono stati licenziati 1666 lavoratori di un call – center romano,  a chi gli è importato qualcosa?