In Italia l’ astensione alle Elezioni Europee ( 49 per cento) l’ ha fatta da padrone,sottolineando che la disaffezione verso la rappresentanza parlamentare e’ in ‘una crisi irreversibile.
Ma un dato è certo.
Meloni stravince in Italia con un punteggio formidabile ( 2 milioni di preferenze),che attesta che insomma il fascismo era morto,ma ora è resuscitato come movimento ultra reazionario,Lega male nonostante le 500 mila preferenze al Generale,Forza Italia del badogliano Tajani regge comunque meglio della Lega come forza di centro.
A sinistra il PD grazie alla ventata Schlein arriva quasi al 25 per cento,Sinistra e verdi grazie alla Salis ottengono il massimo del loro abituale consenso.
Altrettante considerazioni sono tristi,ma ampiamente previste: Calenda e Renzi risultano miserevoli ( non superano la soglia), perché un riformismo del genere è già di Forza Italia,Santoro è rimasto a servire il pollo e arriva al 2,.2 per cento.
E il movimento cinque stelle con Conte versione Che Guevara sembra non credibile e fa un patatrac storico.
Morale: solita minestra per una sinistra diffusa che non va a votare,che è divisa su tutto,che ruota attorno ad una nobile storia che l’ elettorato non trova sufficiente per votarla.
Perché,si discetta,non occupandosi della questione sociale,lascia spazio alla estrema destra nazi fascista, come in Germania,Francia Belgio, Austria..
Può darsi,lo diciamo da venti anni,ma una prospettiva libertaria e socialdemocratica non la puoi costruire così, parlando di ridurre la settimana lavorativa a 32 ore,quando sai che gli operai vivono di straordinari,come fanno i parolai con vitalizio ( la pace va bene a tutti,la dignità un po’ meno).
Le elezioni europee le ha vinte il vento di estrema destra a livello di opinione,sul governo di Bruxelles rimane il baricentro del Ppe, coi socialisti e liberali,il moderato PD rimane il partito più votato a sinistra in Europa.
In Francia i neofascisti fanno andare Macron alle elezioni,in Germania Afd neonazista raggiunge il 16 per cento ,la Fpo in Austria è la riedizione del nazismo anni trenta…
E in quei paesi i salari sono più alti che in Italia.
Non si tratta solo di soldi: bisogna trattare di salari,di immigrati,di diritti delle donne,di transizione di modernità,di ecologia,di scuola,di sanità: c’è lo diciamo tutte le volte.
E book gratuito Pierluigi Raccagni : 1944 Attacco al Terzo Reich
“Il giorno più lungo”, il 6 giugno del 1944, si dice sia un’espressione riferita da Rommel al suo aiutante di campo Lang.
Durante un’ispezione, guardando una spiaggia deserta, disse:” le prime ventiquattro ore dell’invasione saranno decisive (…) Tanto per gli Alleati, quanto per la Germania, quello sarà il giorno più lungo”.Ma proprio Rommel, colui il quale era stato delegato da Hitler a scatenare l’inferno sugli Alleati quella notte dormiva beatamente nella sua casa circondata da petali di rose a Herrlingen.
Ma proprio Rommel, colui il quale era stato delegato da Hitler a scatenare l’inferno sugli Alleati quella notte dormiva beatamente nella sua casa circondata da petali di rose a Herrlingen.
Degli alti ufficiali addetti al Vallo Atlantico la notte del 5 giugno pochi erano in servizio; il Quartier Generale del Fṻhrer avrebbe in seguito aperto un’inchiesta.
Il motivo di tale rilassatezza è da spiegare con il fatto che i tedeschi non solo erano privi di informazioni sul luogo dello sbarco, ma avevano pure sbagliato le previsioni del tempo.
Ike Eisenhower nel suo diario di guerra spiega così la faccenda:
“Il 5 giugno era il gran giorno previsto, il famoso D – Day; senonchè i bollettini ricevuti l’antivigilia erano stati così sfavorevoli, che alla
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riunione della mattina del giorno 4 decisi che era necessario un rinvio di almeno 24 ore (…).
La mattina del 5 giugno le condizioni atmosferiche erano migliorate solo lievemente, ma le previsioni per il giorno seguente lasciavano sperare in un miglioramento (…).
La data dell’invasione poteva essere fissata al più tardi per il 7 giugno, ma era impossibile rimandarla di altre 24 ore perché le navi destinate al bombardamento, che erano già salpate il giorno 3 dalle loro basi settentrionali, avrebbero dovuto rientrare in porto per rifornirsi di combustibile.
E alle 0,40 del 5 giugno decisi irrevocabilmente di lanciare i miei uomini nella lotta finale il giorno successivo”. Cfr.Enzo Biagi, Laseconda guerra mondiale op.cit. n54, pp.423,424
L’angoscia di Ike era comprensibile, l’insperato miglioramento delle condizioni atmosferiche, annunciato dal colonnello Stagg per il 6 giugno, avrebbe comunque soddisfatto i requisiti minimi per lo sbarco.
“Sono dell’idea di dover dare l’ordine”, disse Eisenhower e la macchina si mise in moto.
Nella notte fra il 5 e il 6 giugno mentre i convogli si riunivano per gli sbarchi iniziali la più grande offensiva alleata della storia in Occidente iniziò con il lancio di alcuni manichini di gomma dotati di paracadute raffiguranti paracadutisti che toccando il suolo facevano scoppiare dei petardi come in una festa paesana.
I tedeschi, che se la presero coi manichini, capirono tardi che quei burloni di americani e inglesi facevano sul serio.
7.000 imbarcazioni avrebbero solcato il mare portando in Francia il contingente alleato,30 navi da guerra avrebbero investito la costa francese di un volume di fuoco terrificante.10.000 aerei avrebbero solcato il cielo della Normandia, 150.000 uomini sarebbero sbarcati sulla costa francese. Omar Bradley, responsabile dell’intera armata, avrebbe dovuto prendere terra a Utah e a Omaha Beach con l’appoggio di due unità aviotrasportate, la 82a e la 101a che avevano il compito di rendere sicure le operazioni nelle retrovie.
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Venti minuti dopo la mezzanotte i primi paracadutisti inglesi si lanciarono dagli aerei e i piloti dei primi alianti si liberarono dei rimorchiatori.
Poi, un’ora più tardi, gli americani della 101a e della 82a toccarono il suolo.
La notte buia e le condizioni non ideali portarono parecchi reparti a disperdersi.
I tedeschi avevano allagato vaste aree attorno al fiume Merderet e nell’entroterra delle spiagge, molti parà annegarono perché troppo appesantiti dall’equipaggiamento, oppure perché soffocati dal paracadute.
I tedeschi, che all’inizio furono colti con le “braghe in mano”, credevano che gli Alleati fossero dappertutto perché questi cadevano dal cielo in ordine sparso perdendosi sul territorio.
La 82a che doveva catturare la cittadina di Sainte – Mère -Ềglise tagliando i collegamenti ferroviari con Cherbourg andò incontro ad un massacro in una situazione immortalata dal film “Il Giorno più lungo” di Ken Annakin, tratto dall’omonimo libro di Cornelius Ryan.
Il paracadute di un soldato restò impigliato sul campanile, si finse morto, per non farsi sparare dai tedeschi che nella piazza del paese presidiavano lo spegnimento dell’incendio della chiesa fatto dagli abitanti che si passavano i secchi d’acqua di mano in mano.
In quel caos i soldati tedeschi della contraerea del posto facevano il tiro a segno coi paracadutisti americani che scendevano dall’alto.
In quella notte si lottò con tale odio e tale asprezza da ambo le parti in un modo che, secondo alcuni storici, mai si sarebbe più visto sul fronte occidentale.
“(…) il cattivo tempo, la scarsa visibilità, il fuoco della contraerea, il fatto che tanti esploratori avessero toccato terra così lontano dalle zone che dovevano segnalare, tutto cospirò a che l’impresa, in molti casi rasentasse il disastro”.
Cfr. Larry Collins, op.cit. pag.83
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I 18.000 uomini appartenenti alle divisioni 82a, 101a, e 6a britannica entrarono nella leggenda degli eroi di quello sbarco perché nonostante le difficoltà incontrate raggiunsero i loro obiettivi: la penisola di Contentin per gli americani, il canale di Caen per gli inglesi.
Alle 3 del mattino nella zona dello sbarco incominciò il cannoneggiamento a tappeto da parte delle difese tedesche.
Il ritardo del comando tedesco fu elemento essenziale per la sconfitta della Germania.
1944 Assalto al terzo Reich da tutti i fronti,e book gratuito fino al 7 giugno….
Rommel, nonostante la sua fama leggendaria, era oggetto di invidie e risentimenti da parte dei vertici della Wehrmacht.
In fondo era considerato un “bubi”, (un ragazzo, in tedesco), che aveva fatto una carriera scandalosa, più che miracolosa.
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Era diventato Feldmaresciallo nel giro di tre anni nonostante la sconfitta dell’Africa Korps a El Alamein: era sempre stato, insomma, il pupillo di Hitler fin dall’invasione della Francia nel 1940.
Rommel era sotto le dipendenze di von Runstedt, anch’egli Feldmaresciallo, comandante del fronte occidentale.
Questi continuava a lamentarsi con Hitler che non amava affatto il suo comandante in Occidente e dei salassi che erano stati fatti ai suoi effettivi: per questo a ovest, pensava Runstedt, la guerra non si poteva di certo vincere.
Nel novembre del 1943 Rommel cominciò il suo giro d’ispezione dalla Danimarca scendendo verso sud.
Quando arrivò in Francia egli percepì che la propaganda di Goebbels non faceva del Vallo Atlantico una fortezza inespugnabile.
La difesa delle coste presentava diverse e gravi lacune.
Porti ed estuari erano sì relativamente fortificati, ma c’erano punti deboli in tutte le parti della costa.
Il pensiero del Feldmaresciallo Rommel che fu esposto al Feldmaresciallo Runstedt non faceva una grinza:
durante lo sbarco i soldati saranno sovraccarichi, le loro condizioni fisiche e morali pessime, avranno dormito poco, le uniformi saranno bagnate, il mal di mare li avrà spossati.
E’in quel momento che bisognerà colpire con il massimo della forza, usando le mine, i lanciafiamme, ogni ostacolo possibile.
Non si poteva quindi continuare con una guerra di movimento:
“Ho dato prova di saper dirigere delle operazioni mobili rapide, se ora ci rinuncio ci deve essere una ragione valida,” disse Rommel.
Secondo il Feldmaresciallo, il fatto che Göring non fosse più padrone dell’aria, che la superiorità dei mezzi americani fosse troppo grande per i tedeschi, era un’amara constatazione che nessun propagandista nazista poteva negare.
Il comando in Francia per Irwin risultava frammentato, le truppe erano malandate perché comunque a est venivano ancora schierate le divisioni più attrezzate.
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Non aveva sotto il comando amministrativo le SS, né i paracadutisti, ma soprattutto era divergente il punto di vista proprio con Runstedt, il quale teorizzava che gli Alleati andavano attaccati dopo che fossero sbarcati sulle spiagge, mentre Rommel era sicuro che la battaglia si sarebbe risolta nelle prime 24 ore dello sbarco.
Così, quando divenne comandante del gruppo d’armate B comprendenti in Francia la 7a Armata e la 14a armata e la 88a in Olanda, cercò di ottenere carta bianca ricominciando a lavorare intensamente su ogni dettaglio di difesa del Vallo Atlantico.
Rifece in pratica tutti i piani anti – invasione, nelle sue veglie notturne, ( dormiva quattro ore per notte, come Einsenhower ), immaginava la scena dei mezzi da sbarco alleati che si avvicinavano alla riva sotto il fuoco delle mitragliatrici, dei mortai, che si schiantavano contro le “ porte belghe”, costruzioni metalliche sostenute da putrelle d’acciaio, che esplodevano perché trovavano a 300 – 400 metri dalla spiaggia pioli muniti di una specie di apriscatole in acciaio su cui poggiava una mina “Teller”: doveva essere l’inferno per chi osava mettere piede sulle spiagge della Normandia.
Mise mine dappertutto, alzò barriere di ogni tipo, triangoli di acciaio con spuntoni in ogni spiaggia, le mine disseminate erano milioni sulle coste di Calais.
Era quasi tutto pronto, quindi, ma dalla parte sbagliata della costa.
Rommel, però, era ossessionato dal conoscere i punti della costa dove gli Alleati sarebbero sbarcati.
Ispezionava tutti i giorni le difese sulla spiaggia, aveva sospeso le manovre delle reclute per adibirle alla costruzione delle fortificazioni: Boulogne, Le Havre, Calais, Cherbourg erano ben fortificati, il resto lasciava desiderare.
Il Feldmaresciallo, però, voleva andare a trovare la moglie a Herrlingen e lasciare il suo quartier generale a la Roche – Guyon, tanto il fronte sembrava tranquillo e mai gli Alleati avrebbero intrapreso l’operazione dello sbarco in quei giorni di tempo infernale.
Rommel se ne partì in licenza in un momento poco opportuno.
Ma ridurre la licenza di Rommel al fatto che volesse portare un bellissimo paio di scarpe alla moglie per il suo compleanno è un po’ riduttivo.
Intanto sarebbe passato da Hitler a chiedere almeno cinque divisioni corazzate da mandare sulla costa a fronteggiare l’invasione, due sarebbero state comunque un buon numero.
Con i suoi panzer, Rommel ne era convinto, per gli Alleati sarebbe stato arduo mantenere le posizioni della testa di ponte.
Un altro generale non molto distante in linea d’aria era pronto invece per il D- Day, il giorno più lungo, che avrebbe sanzionato definitivamente le sorti della guerra.
Che dal 4 giugno al 6 giugno 1944, con la Liberazione di Roma e lo sbarco in Normandia, i nazi fascisti abbiano perso la guerra lo sa anche la Meloni.Aspettiano inni di giubilo.
1944 Assalto al Terzo Reich di Pierluigi Raccagni e book gratuito dal 3 giugno al 7 giugno
Lo sbarco in Normandia del 6 giugno del 1944, insieme alla battaglia di Stalingrado e a quella di El Alamein, cambiò il corso della seconda guerra mondiale, se non quello di un intero secolo.
Gli sbarchi di quei giorni di giugno risultano ancora oggi l’attacco dal mare più imponente mai verificatosi, tanto che Giuseppe Stalin, che
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non era un pivellino in fatto di battaglie leggendarie, dichiarò che “nella storia della guerra non si era mai assistito ad un’operazione così grandiosa”.
I nomi delle grandi imprese, a volte, sono del tutto casuali.
Il nome dell’operazione che portò gli Alleati a liberare la Francia e ad aprirsi la strada verso Berlino e la vittoria finale non doveva chiamarsi “Overlord”, bensì “Naftalina”.
Almeno secondo il racconto fatto proprio da Larry Collins nel suo “D
– Day, la storia segreta”:
“Winston è andato su tutte le furie.
“Mi sta dicendo che quei maledetti stupidi, (si riferiva all’Inter Services Security Bureau, l’organizzazione che doveva assegnare i nomi in codice alle operazioni segrete degli Alleati nda), vogliono che i nostri nipoti, fra cinquant’anni chiamino l’operazione che ha liberato l’Europa Operazione Naftalina?”
Così si esprimeva Fleetwood Hesketh verso Morgan, il generale che si era recato da Churchill a riferirgli il nome dell’operazione trovato dai servizi.
E Fleetwood, a quel punto con lo sguardo fisso, dichiarò: “la chiameremo Overlord, ecco come la chiameremo.”
Così una delle battaglie decisive della storia del ‘900 si doveva chiamare “Operazione Naftalina”.
L’operazione, che di fatto apriva il secondo fronte, era stata fortemente voluta da Stalin.
Se ne cominciò a parlare seriamente nel maggio del 1943 alla 5a conferenza di Washington e si concretizzò alla conferenza di Teheran dello stesso anno, con la stesura di un abbozzo voluto dai sovietici: finalmente ora l’operazione aveva trovato il suo tempo e la sua data.
Giuseppe Stalin, che era stato più che furioso con gli Alleati, soprattutto con Churchill, perché l’apertura di un secondo fronte a Occidente era essenziale per la stessa sopravvivenza della Russia,
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nel giugno del 1944 vedeva lo sbarco alleato come la spallata decisiva al Terzo Reich.
E si preparava anch’egli alla resa dei conti finale.
Lo sbarco si presentava temerario, gravido di rischi, un fallimento avrebbe comportato la continuazione della guerra a tempi indefiniti: nelle terre ancora occupate dai nazisti sarebbe continuato il genocidio degli ebrei e della popolazione civile.
C’era poi il precedente del 15 agosto del 1942.
6.000 soldati anglo- canadesi sbarcarono a Dieppe sulle coste della Francia occupate dai tedeschi: vi furono 3.000 caduti nel giro di poche ore, il disastro fu totale.
Da quella data Hitler cominciò a preoccuparsi seriamente di uno sbarco alleato nel nord della Francia.
Ricordiamo che quando il Fṻhrer nel 1941 entrò in guerra contro l’Urss e poi con gli Stati Uniti, non riuscendo però a piegare l’Inghilterra annunciò l’11 novembre la costituzione della “fortezza Europa”.
Il lavoro delle fortificazioni, che doveva estendersi dalla frontiera finnico – norvegese fino ai Pirenei, doveva essere particolarmente accurata sulle coste francesi, da dove poteva avvenire uno sbarco dall’Inghilterra.
Nacque così il mito del “Vallo Atlantico” che fino al 1943 era poco più che uno dei tanti bluff della campagna propagandistica di Goebbels.
Ora le cose erano cambiate perchè a est la Wehrmacht, che aveva lasciato nel freddo delle steppe più di due milioni di uomini nel 1943, continuava a sottrarre all’ovest le truppe migliori.
Nel 1944 la Germania stava diventando un cumulo di macerie per i bombardamenti alleati. E gli Alleati con gli sbarchi in Africa, in Sicilia e a Salerno avevano mostrato una buona capacità tattica di colpire le coste dell’Asse.
La Germania nazista era un paese dissanguato, l’aviazione del criminale vanitoso Göring era stata devastata; il morale della popolazione stava vacillando.
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Le truppe tedesche schierate sul Vallo Atlantico, quindi, erano decisamente malandate.
Basta pensare che anche le SS, braccio armato del partito nazista, vanto di Hitler e Himmler, dovevano far leva su nazisti belgi, francesi, olandesi, scandinavi, tartari della Crimea, rumeni.
La pura razza ariana era andata a farsi benedire…
1944 HITLER SCALPITA
Adolf Hitler, però, non vedeva l’ora di intraprendere la battaglia decisiva della seconda guerra mondiale.
Il 19 marzo del 1944, quando convocò all’Obersalzberg a 1700 metri di altezza feldmarescialli e generali, era eccitato dalla possibilità di vincere la guerra.
Li aveva convocati proprio per discutere i piani sull’imminente sbarco alleato.
Durante il solito pasto frugale offerto alla casta militare della Wehrmacht si esibì in un intervento all’altezza dei tempi andati, quelli dei trionfi militari.
Il Fṻhrer credeva che la Germania potesse ancora vincere la guerra.
Aveva ancora 3.000 divisioni e 10 milioni di uomini sotto le armi, le fabbriche, nonostante i massicci bombardamenti, producevano più armi che nel 1940, i razzi senza pilota V1 e V2 erano quasi pronti a colpire le città inglesi, il primo caccia a reazione ME262 era già stato collaudato.
Non aveva, in compenso, nessuna stima per i soldati inglesi e disprezzava quelli americani.
“Che venissero pure in Francia”. Era questo in sostanza il senso del discorso di Hitler, poiché gli imbelli Alleati avrebbero trovato truppe addestrate e temprate dai combattimenti a est, fortificazioni praticamente inespugnabili, morale alle stelle fra la popolazione decisa a combattere fino all’ultimo uomo.
Quando poi si rivolse ai suoi generali per avere un loro parere sulla strategia alleata, trovò un consenso unanime: secondo i vertici della
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Wehrmacht gli Alleati sarebbero sbarcati al Passo di Calais partendo da Dover.
Il caporale criminale era ancora dotato di intuizioni geniali, ma i suoi generali, secondo lui, erano troppo ancorati a vecchi schemi e vecchie tattiche.
Secondo il Fṻhrer gli Alleati non sarebbero sbarcati a Calais: le zone più minacciate erano le due penisole di Bretagna e del Cotentin, con particolare riguardo al porto di Cherbourg.
Così Hitler mandò Irwin Rommel a controllare la “Fortezza Europa”.
Con i suoi panzer, Rommel ne era convinto, per gli Alleati sarebbe stato arduo mantenere le posizioni della testa di ponte.
Un altro generale non molto distante in linea d’aria era pronto invece per il D- Day, il giorno più lungo, che avrebbe sanzionato definitivamente le sorti della guerra.
E così Giorgia , all’ improvviso e senza preavviso, è ridiventata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni della Repubblica italiana.
Ieri a Montecitorio,presenti il presidente della Repubblica e le massime autorità dello stato, è stata ricordata la figura di Giacomo Matteotti,ucciso dai sicari fascisti il 30 maggio 1924.
E la Meloni,che in occasione della strage fascistissima di Brescia, aveva ricordato che Brescia era la tipica strage di tutti i terrorismi,si è finalmente pronunciata a chiare lettere contro “gli squadristi fascisti che avevano ucciso un uomo libero e coraggioso”,quale il socialista Matteotti .
Ci ha messo tanto,un quarto di secolo dalla svolta finiana di Fiuggi a riconoscere una verità storica,che viene omessa quasi sempre da un governo che fa fatica a rinnegare il fascismo,la collaborazione con il nazismo, l’ intraprendenza contro il movimento operaio e soprattutto il massacro della seconda guerra mondiale voluta pure da Mussolini.
Chi dice che è un minimo di decenza istituzionale e che Giorgia Meloni a otto giorni dalle elezioni europee abbia voluto recuperare ancora di più l’ elettorato liberale un po’ reazionario, non è lontano dalla verità.
Se, invece, è un segnale di pacificazione nazionale come amano ripetere Alessandra Mussolini e Ignazio La Russa si vedrà.
Insomma il fascismo è stato e non è, l’ autocrazia non è nelle corde di Fratelli d’ Italia che rimane anticomunista nei suoi valori,ma non antidemocratico.
Le vicende di questo anno e mezzo di governo dicono che il tutto è stato diverso: vendicativo ed inutile verso i democratici antifascisti e favorevole ai reazionari di estrema destra.
E poi il premierato,di fatto, è una botta verso la Costituzione antifascista.
Meloni,La Russa continuano a giocare sul tavolo dell’ anti totalitarismo come fossimo ad una fiera patriottica strapaesana.
La faccia insincera,con la quale hanno seguito la cerimonia di ieri l’ hanno vista tutti.
Ai posteri l’ ardua sentenza?
Lascia stare Manzoni,basta pensare a G.B. Vico che disse che” è vero solo ciò che è stato”.
Ed è vero che il fascismo è stato ed è il male assoluto.
E stato il presidente del Ppe a denunciare in un’ intervista al Corriere della sera i legami fra Russia,Cina ed estrema destra europea come Orban.
Salvini,come risaputo, ha sempre accettato i nazisti di Alternativa per la Germania,fino a quando un loro dirigente ha dichiarato che anche le SS hanno fatto qualcosa di buono.
La marcia indietro di Matteo, più fascio che leghista, è stato un atto dovuto al buon senso reazionario: sei fai il nazi perdi magari i voti che ti potrebbe portare il Vannacci fascista.
Che Putin finanziasse la destra fascista,poi, è il segreto di Pulcinella.
Vuole scassare l’Europa democratica dall’ interno dando del nazista a Zelensky,intanto traffica con iraniani fondamentalisti,nazisti dell’ Est,pasticcioni rossobruni italioti.
C’è poi Orban,che piace a Putin,che piace soprattutto al governo cinese tanto da firmare a Budapest un accordo storico con Xi,che prende i soldi dall’ Europa per giocarle contro, sia per i diritti civili,sia per l’ Ucraina,e guai a toccargli i nazisti.
Una bella accozzaglia,quindi,di nazionalisti,imperialisti anti occidentali,che accettano il libero mercato e i suoi vantaggi,ma delegano la libertà dei popoli ai droni e missili sulla popolazione civile di Kiev.
Il rossobrunismo storico,quello per cui migliaia di comunisti tedeschi passarono alle SA nella repubblica di Weimar, non tocca le loro menti prodigiose, né in Italia né all’ estero
Basta dire, in Italia, che Draghi era nazista,che Trump amico di Putin è meglio del rimbambito Biden,che la transizione ecologica è l’ ultimo parto del connubio Cia – multinazionali,per sentirsi gli ultimi komunisti del pianeta terra.
Folclore,si dirà,che comunque funziona più a sinistra che a destra.
L’ importante è fare cagnara per dirsi vivi o prendere qualche voto per contarsi,le solite oscene cose di pessimo guasto.
Domani 28 maggio ricorre l’ anniversario della strage di Brescia: otto morti,cento feriti con l’ acclarata collaborazione fra apparati dello stato e stragisti neofascisti.
Era il periodo d’oro di Ordine nuovo,sciolto nel 1973, dal governo Rumor, che non poteva più fare finta che la violenza fosse solo all’ estrema sinistra, diffamata per l’ attentato alla questura di Milano del finto anarchico Gianfranco Bertoli e per l’ esplosione di un ordigno di Nico Azzi,fascistissimo, che si fece trovare con il giornale Lotta Continua.
Gianfranco Bettin e Vladimiro Saitta hanno chiarito la questione su parecchi libri prestigiosi di contro informazione,diventata storia,fra cui la riedizione dei “Nemici della Repubblica’ di Saitta.
Pensare che a mezzo secolo di distanza sono in corso procedimenti per l’ eccidio di Brescia contro gli ordinovisti Marco Toffaloni e Roberto Zozzi,mentre Maggi,morto, e Tramonte,sono stati dichiarati colpevoli solo nel 2017.
Quando la seconda carica dello Stato,il presidente del consiglio i reazionari cortigiani, sostengono che loro dal fascismo sono lontani dicono balle,diffamazioni verso le vittime,schifezze da vomitare.
L’ omertà degli apparati dello stato verso il fascismo stragista,i depistaggi,le omesse indagini,dal 1969 al 1991,ci dicono che una parte dello stato con l’ aiuto di servizi segreti stranieri ( Usa in primis) con la scusa dell’ anticomunismo,hanno attaccato la stato repubblicano antifascista,mafia consenziente.
Vedi l’attentato a Falcone e Borsellino…
E dai nostri governanti reazionari non c’è un’ analisi che tenga su quel periodo.
Niente di nuovo,ma è bene ricordarlo: l’ antifascismo non è mai stato solo retorica, e anche in tempo di revisionismo, come quello di oggi,rimane un valore assoluto,