Ricerca

La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Categoria

Senza categoria

9.10 – Anni di cuoio per curve sporche

I recenti  fatti del patto ultrà fra curve di Inter e  Milan ha sorpreso solo chi di calcio non sa nulla,per fortuna,a questo proposito.

La mafia ‘ndranghetista da anni gestiva tutto ciò che lo stadio possa offrire: biglietti,merchandising,chioschi,posteggio etc: per stessa ammissione dei capi curva rossonero azzurri la passione c’entra poco o quasi nulla.

Le curve sporche degli anni di cuoio risalgono per analisi sociologica addirittura agli anni ottanta.

La crisi della militanza a Milano,ad esempio,aveva portato la Curva dell’ Inter a schierarsi con l’ estrema destra con i Boys San,quelli rossoneri con la sinistra con le Brigate rossonere.

Ma questa è preistoria.

Curve e discoteche in questi venti anni sono diventati luoghi di socializzazione giovanile,ma solo i centri sociali per i reazionari sono minacce all’ ordine pubblico.

Oggi le curve sono luogo di spaccio istituzionalizzato,riguardano tutte le curve che ormai sono di destra estrema ,basta vedere cosa accade a Roma fra laziali e romanisti al derby,nessuna grande squadra si salva dalla contaminazione malavitosa,mafiosa e pure fascista con differenze però: non tutti i curvaioli sono facinorosi e idioti, c’è  chi ha entusiasmo e adrenalina da vendere solo nell’ Agorà della pedata.

Ma come non ricordare la curva laziale vs.Lotito,quella del Napoli vs.De Laurentis,quella della Juve vs Andrea Agnelli:il motivo è sempre il solito,lo stadio deve essere terra di nessuno.

Roberto Saviano sul Corriere della Sera ha scritto che il grande mercato della droga è il vero business delle mafie negli stadi: sull’ argomento poi ci sono da anni decine di pubblicazioni,sempre ignorate.

A Milano i recenti regolamento di conti fra capibastone interisti ha portato morti in seno alla mafia che vuole controllare il business.

Ammazzano con piacere,facendo finta di essere ultra assassini,non spacciatori internazionali di droghe pesanti.

Giocatori e dirigenti di società sono sotto ricatto,ma anche parte lesa,inutile nasconderlo.

Le bande curvaiole sono più armate  dei centri sociali.

Anche all’ estero non è differente.

In Inghilterra dopo l’ Heysel di Bruxelles  e incidenti con vari morti in patria, la signora Tatcher smantellò le curve violente con la repressione,da noi la sequela di morti,gli incidenti domenicali  hanno portato alla tessera del tifoso, a controlli più stringenti.

Ma anche in questo caso l’antistato mafioso e fascista controlla:lo status quo giovanile lo garantisci anche così.

7.10 Tornano i black bloc: patetico rumore mediatico su Palestina e dintorni

“E’ autorizzata la manifesta”?

Cosi nel lessico anni settanta ci si informava sulle manifestazioni del sabato pomeriggio, dette anche del sabato gauchista.

Poi. come si enunciava,a quel punto ognuno si assumeva le proprie responsabilità, che voleva dire che quasi sicuramente ci sarebbero  stati scontri.

Scrivo con un linguaggio fuori lessico post moderno perchè la manifestazione di sabato a Roma per la Palestina ha richiamato lo spettro dei black bloc modello G8 Genova.

Eppure la manifestazione,in tutta sincerità, nell’ anniversario del 7 ottobre,per tre ore è stata pacifica.

Erano 5000 e più i partecipanti,con bandiere di Hezbollah,cori per Hamas,e poi qualche vaffa per il governo.

Dal  mini corteo autorizzato si sono staccati 200″ famigerati” del blocco nero,anarchici e militanti dei centri sociali del Nord,secondo ministero degli interni.

C’ erano anche studenti palestinesi,e questi volevano manifestare la loro rabbia come hanno fatto pacificamente per un anno.

Ma Palestina terra mia non poteva essere liquidata con una sfilata  senza rabbia,troppo sangue su palestinesi, libanesi e popolazioni civili.

Mi pare che il 7 ottobre sia stato vendicato da parte Israeliana con dovuti interessi.

Ma se il 7 ottobre viene rilanciato dai  sacerdoti criminali radicali iraniani come inizio dell’insurrezione  contro il sionismo è chiaro che in Occidente, a Roma ,la manifestazione non poteva che degenerare in maniera prevedibile.

La  battaglia è durata molto meno degli scontri fra le curve di calcio parafasciste:senza minimizzare, un po’ di onestà intellettuale, da parte di tutti, ci vorrebbe.

Pure perché nonostante il clamore post gazzarra nessuno si è accorto dell’ importanza politica della disfida di Barletta 2.0.

Il parere politico lo lascio agli esperti di comunicazione: battersi per manifestare è sacrosanto,ma sostenete Hamas e Hezbollah,tagliagole funzionali a Netanyahu, è fuori luogo in Occidente.

OlP,Fronte di liberazione della Palestina erano anti israele fino alla morte,non fondamentalisti reazionari che si esaltano nel negare diritti civili a tutti, soprattutto alle donne e alle minoranze.

Donne,vita libertà chi se lo ricorda?

5.10 Reazionari miei,liberali immaginari

I liberali italiani portarono il fascismo al potere cominciando proprio da Casa Savoia.

Benedetto Croce,che aveva firmato il manifesto antifascista,il vecchio Giolitti, che si era opposto alle gazzarre dannunziane,furono messi in minoranza da industriali e agrari,che evidentemente vedevano in Mussolini il Salvatore della patria.

Vittorio Emanuele III,detto Re sciaboletta,lo adorò fino al 25 luglio quando i liberali di corte, e non solo, ritornarono antifascisti per salvare l’argenteria.

In Germania Hindenburg e  Franz von Papen  liberali  monarchici,accettarono il nazismo,meglio nazi che rossi.

Ma non tutti i liberali erano così ruffiani con i nazifascisti.

I liberali inglesi,ad esempio,erano fortemente anticomunisti,ma radicalmente antifascisti, come Sir Winston Churchill che applaudì Mussolini,ma lo detestò quando questi si alleò con Hitler.

Un partito gollista in Italia, tanto per andare in Francia, non c’è mai stato.

Silvio Berlusconi,che voleva costruire un partito liberale di massa, è inciampato nel G8 di Genova,in Eluana Englaro,e poi pure nella Lega e Fratelli d’ Italia. Tutti lo sappiamo, l’ anticomunismo viscerale del berlusconismo aveva poco di liberale.

Oggi la compagnia della reazione, ha portato i liberali di facciata alla guerra contro diritti costituzionali, come si evince nel ddl 1660.

Una porcheria reazionaria,parafascista e basta. Sulle carceri e diritti dei detenuti poi meglio tacere,non ci fossero i radicali e pure il Papa.

Oggi dichiararsi liberal democratici è un vezzo del politicamente corretto della destra dal volto umano.

Balle, perché quando c’è da votare la destra diventa omogenea nell’ estrema destra fascistoide.

30.9  Aver paura delle persone comuni, che si piegano alla volontà del Male Assoluto

Ormai dopo lo sdoganamento del fascismo,si assiste allo sdoganamento del nazismo in quasi tutta Europa.

In Austria Herbert Klick,erede di Haider,capo della formazione ultranazionalista Pfo e sostenitore della Fortezza Austria,con toni messianici alla Adolf Hitler ha aizzato i fedeli con il.programma tipico del nazi pensiero e ha vinto le elezioni politiche.

Società chiusa all’ immigrazione, programma di rimpatrio,donne a casa ad accudire la prole,rifiuto radicale di una cultura inclusiva delle minoranze,tutte cose che girano dall’ Est europeo delle terre di sangue, ( Ungheria,Polonia,Slovacchia),e arrivano nella patria di Hitler,che come tutti sanno era austriaco e non tedesco.

A Verona un concerto nazirock ha mobilitato il nazismo europeo,poca cosa,che scandisce però il mala tempora currunt della democrazia,soprattutto quella che fa capo a movimenti liberati ,ecologisti,antifascisti.

Klick,che ha abbassato i toni per le elezioni politiche è il fratello.minore di quella Afd che fa del populismo nazista il Volchish che va per la maggiore.

E qui ha ragione Primo Levi citato da Malaguti sulla Stampa che sosteneva che ” a fare paura è la gente comune che si piega ai mostri”.

Si piega alle ragioni dell’ odio e della sopraffazione dei movimenti populisti di estrema destra che cantano gli inni delle SS,che fanno del nazismo una macchietta come alcuni giovanottoni di Fdi,che fanno spallucce alle manifestazioni razziste in tutta Europa.

È la vulgata,il si dice,la diffamazione, l’ insulto a quelli di un colore diverso,una religione diversa,una famiglia diversa: i nazisti sostengo che la Fortezza Austria difenderà il loro sangue.

Che fare?

Dall’Operazione  Barbarossa al deserto di Irwin Rommel

Brano tratto dall’ ebook 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbor: guerra totale di Pierluigi Raccagni gratuito dal 2 al 6 ottobre

Il consolidamento della resistenza sovietica implicò già alla fine di lu- glio 1941 un primo rallentamento dei tempi che i tedeschi avevano pianificato per lo svolgimento della campagna orientale, e ciò si ripercosse immediatamente, data l’estrema compressione del programma di guerra lampo, sull’ulteriore pianificazione della strategia, costringendo i tedeschi a rinunciare per tutto il 1941 sia all’avanzata sull’Egitto attraverso la Libia, sia a quello contro le posizioni britanniche nel vicino Me- dio Oriente attraverso la Bulgaria e la Turchia.”

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 96

La guerra in Africa per i nazisti era secondaria, tutto doveva essere con- centrato sull’Operazione Barbarossa.

Ma i tedeschi capirono che dopo gli ultimi insuccessi militari degli ita- liani “l’Italia non può tenere”, come disse Raeder al Führer.

Mussolini, che aveva sempre rifiutato l’aiuto tedesco in Africa, poiché metteva in discussione il suo terreno di caccia, dopo i continui insuccessi si decise a malincuore ad accettare l’aiuto offertogli da Hitler.

D’altronde l’8 febbraio del 1941 il generale Graziani aveva telegrafato a Mussolini nei seguenti termini: “Gli ultimi avvenimenti hanno fortemente depresso i miei nervi e le mie forze tanto da non consentirmi di tenere più il comando nella pienezza delle mie facoltà…Vi chiedo pertanto di essere richiamato e sostituito”.

Graziani aveva preso atto del suo fallimento dopo che il 7 febbraio del 1941 si era svolta l’ultima controffensiva d’inverno. Gli inglesi avevano raggiunto El Aghelia: in due mesi avevano compiuto un’avanzata di 800 Km, polverizzando 9 divisioni italiane, catturando 120.000 prigionieri e 400 carri armati.

Tutta la Cirenaica era perduta.

Hitler stava preparando la madre di tutte le guerre contro la Russia, aveva già perso del tempo prezioso in Grecia per colpa degli italiani, detestava apertamente i comandi dell’esercito regio, si fidava solo di Benito Mussolini.

E allora dovette scegliere in fretta come tamponare la falla anche in Nord -Africa, nonostante avesse sparso divisioni in mezzo mondo.

Così convocò Erwin Rommel, nato a Heidenheim an der Brenz nel 1891, già decorato nella prima guerra mondiale per le sue gesta nelle Ar- gonne, in Romania e in Italia.

Il generale, che si era messo in luce al comando della 7a divisione coraz- zata del XV corpo nelle operazioni sulla Mosa, ad Arras e a Lilla, sulla Somme, e che raggiunse per primo la Manica nel giugno del 1940, stava godendosi due giorni di licenza nel villaggio di Herrlingen, quando un aiutante del quartier generale del Führer bussò alla sua porta conse- gnandogli un messaggio urgente.

Hitler lo voleva vedere subito per affidargli il comando generale di due divisioni della Wehrmacht in Libia.

Quando l’indomani fu introdotto dal Führer questi gli fece una minu- ziosa relazione di quello che si aspettava dal suo intervento.

Hitler fece un riassunto e un’analisi della situazione con la solita sicu- rezza, parlò per due ore e in sintesi presentò a Rommel il quadro gene- rale delle operazioni.

Dopo la vittoria tedesca sulla Francia, disse il Piccolo Caporale, l’Inghilterra si trovava isolata. La Luftwaffe non era riuscita ad ottenere la su- premazia sui cieli, ma era impegnata a bombardare fabbriche e città bri- tanniche.

I sommergibili tedeschi colpivano in gran numero navi mercantili ne- miche: gli inglesi avevano perduto due milioni di tonnellate di naviglio dall’inizio della guerra, mentre dai cantieri navali tedeschi uscivano di- ciotto sommergibili al mese.

Non era necessario attuare l’invasione dell’Inghilterra, (operazione Leone Marino), considerato che gli inglesi sarebbero stati costretti pre- sto a chiedere una pace separata.

Prima di tutto bisognava risolvere il problema dell’orso sovietico che mirava ad avere un’influenza sugli stati Baltici e su zone tradizional- mente sottoposte all’influenza di Berlino.

Dato che questi avrebbe rifiutato qualsiasi imposizione da parte tede- sca, sarebbe servito impartire una dura lezione a Stalin attraverso una guerra lampo sul modello di quelle di Francia e Polonia.

Tutto questo non poteva far dimenticare gli obblighi verso l’alleato italiano, truppe tedesche sarebbero entrate in Bulgaria per aiutare gli italiani in Grecia.

E la perdita della Libia per Mussolini sarebbe stata un’umiliazione troppo grave.

Un corpo di spedizione tedesco composto da due divisioni corazzate sarebbe stato inviato al più presto nel Nord-Africa per impedire agli inglesi di avanzare verso Tripoli.

Hitler concluse dicendo a Rommel che gli affidava il comando dell’Afrika Korps e che era certo che avrebbe saputo adattarsi benis- simo alle condizioni particolari della guerra di Libia.

“Tornate a trovarmi fra sei settimane. Mi riferirete su quello che avrete visto” concluse Hitler.

Rommel non si fece pregare due volte, pochi giorni dopo, il 12 febbraio, era già a Catania dopo un breve incontro a Roma con il generale Guz- zoni per stabilire la linea del fronte nella Sirte.

Il tedesco non perse tempo.

Quasi tutti i giorni faceva la spola fra Tripoli e il Golfo della Sirte, dedicandosi allo studio del territorio.

Si muoveva con un Fieseler Storch, piccolo aereo di ricognizione bipo- sto.

Appena sul posto l’ufficiale tedesco, dal viso affilato e dallo sguardo mobilissimo, impose subito il suo carisma conquistandosi il rispetto da parte delle truppe.

27.9 L’ “hostipitalite’ ” di J.Derrida,come essere ostili nell’ accoglienza

Il neologismo di cui sopra coniugato dal grande filosofo Derrida  venti anni  fa è dedicato ai migranti: un misto di accoglienza ob torto  collo e ostilità   verso i processi di immigrazione.

Non riguarda solo gli italiani: fare un giro in Germania,Inghilterra,Svizzera  nord Europa,Stati Uniti etc per comprendere che l’ integrazione c’è stata,ha fatto comodo,ha contribuito all’ erario dei singoli paesi ,ma non è vista come possibilità di sviluppo e progresso in positivo.

Adesso si vogliono rivedere tutte le norme internazionali che favoriscono l’ accoglienza.

Il dibattito sullo ius scholae in Italia è l’ esempio più lampante.

Un quarto degli studenti nati in Italia da genitori stranieri non ha titolo alla cittadinanza.

Politici,studiosi,giornalisti ammettono che è un grave deficit di democrazia.

Se sei italiano di nascita,se parli italiano e pure bresciano o bergamasco non si vede perché devi aspettare che ogni due anni o cinque anni i genitori rinnovino la residenza.

Dire che non c’è posto per tutti è una menzogna: l’ Italia ha bisogno di immigrati  per via del deserto demografico, più i giovani italiani di  origine extracomunitaria studiano più tutti ne beneficiano.

Così lo ius scholae permetterebbe di non tenere nel limbo migliaia di ragazzi,che vogliono studiare in Italia perché vivono l’ Italia.

A questo proposito Auf e BsW in Germania,Vannacci,Salvini,Meloni in Italia,insieme alla demenza di Marco Russo e Diego Fusaro sono compagni di merenda dell’ ostilità mascherata da paternalismo.

Anche la sinistra su certi temi dovrebbe andare giù dura,discriminare i ragazzi è da canaglie.

,

Arrivano gli antifascisti!: paranoie strumentali di lego fascisti …

Il Ministro dell’ Interno Piantedosi, spietato contro i deboli per natura,è convinto che ci sia un complotto vs.il primo governo post repubblichino,nella storia repubblicana antifascista.

Per questo è raggiante  per il ddl 1660 sulla sicurezza che si presenta come un deterrente vs. il movimento democratico,antifascista in una forma mai vista prima: ci sono proposte di pene detentive pure per chi inneggia all’ occupazione di case, strade,per chi fa sit in,per chi rifiuta un carcere disumano,per chi aiuta i migranti…

Quasi un’ emergenza per evitare un’ insurrezione vs i poteri dello stato.

Così qualsiasi critica al governo è istigazione alla sovversione.

Dicono che la sinistra,ONG,Papa,movimenti,anarchici,giornali,media in generale cingano d’ assedio il Palazzo da quando Giorgia e Arianna Meloni sono le superstar della politica pop fascista: la sinistra in affanno cerca ogni pretesto per fare cadere il governo.

Per metterci Lenin?

No,Mario Draghi, e magari un governo tecnico.

Ma è pura paranoia,i sondaggi vanno di lusso, l’ allarmismo serve per far capire all’ opinione pubblica che l’ Italia meloniana è circondata da “negri”,comunisti,democratici in genere.

Salvini,che Orban per sua voce ritiene un eroe,forse a Palermo tenterà una Capitol Hill sulla spiaggia di Mondello,per difendersi dal tentativo golpista della magistratura.

Giorgia intanto flirta politicamente con il super miliardario di destra trumpiano Elon  Musk,primo della fila dei miliardari reazionari tipo Trump&Putin: l’ underdog vittimista lo fa solo in Italia.

Una precisazione: Giorgia ha chiesto a Musk, l’ uomo più ricco del mondo, fondatore della Tesla,con un patrimonio di 250 miliardi di dollari di premiarla ufficialmente per la sua performance governativa.

Morire dalle risate non si può,la questione è drammatica,ma non seria,direbbe Flaiano.

Invece è serissima e grottesca: finché ci sono i Sangiuliano,e i Musk  c’è speranza per i lego fascisti di dio,patria,famiglia..

23.9 storia 1942 Eserciti nazifascisti  nel calderone della Russia

Brano tratto dall’ ebook Ordine nuovo prime sconfitte dell’ Asse di Pierluigi Raccagni gratuito dal 23 al 27 settembre

Il problema era che i due eserciti erano esausti e che nel calderone della Russia occupata poteva ancora succedere di tutto.

Sia i tedeschi che i sovietici si stavano leccando le ferite di un inverno rigido e di battaglie cruente.

Era una situazione infernale ai limiti delle risorse umane.

Hitler e Stalin, per convincere i propri generali della bontà delle loro strategie, si davano da fare con tutto il loro carisma.

Hitler confidò al generale von Paulus, comandante della 6a armata, che se non riusciva a mettere le mani sul petrolio del Caucaso, sarebbe stato costretto a por fine alla guerra.

Da parte sua, Stalin voleva anch’egli disporre del petrolio del Caucaso; più che il nome di Stalingrado il grande condottiero comunista capiva che quelle zone erano sostanziali per la sopravvivenza della madre Russia.

Hitler pensava alla grande, Stalin contrattaccava per cercare di contenere la guerra apocalittica dei nazisti.

E sì che la fortuna non abbandonò il capo supremo del comunismo mondiale.

Il 19 giugno 1942 il maggiore Reichel, volando su un piccolo aereo da ricognizione, precipitò dietro le linee sovietiche.

L’ufficiale trasportava nella sua borsa, trasgredendo a ordini precisi, tutti i piani dell’inizio dell’operazione Blu (come abbiamo visto era il nome convenzionale della grande offensiva dell’estate che era stata posposta dai tedeschi per l’attacco di Char’kov).

Come nel giugno del 1942 Stalin credette che quei documenti trovati casualmente fossero il frutto della disinformazione dei servizi tedeschi.

In effetti i generali tedeschi volevano attaccare Mosca.

L’intuizione di Stalin, quindi, era giusta, ma i documenti erano autentici visto che poi l’offensiva tedesca si sarebbe inoltrata verso il Caucaso per stessa volontà di Hitler.

In una simile situazione di estrema confusione arrivò una sconfitta che ai sovietici costò migliaia di morti.

Il 28 giugno 1942 fu lanciato l’attacco dai nazisti e le forze armate sovietiche si mostrarono impreparate ad affrontarlo.

Per prima cosa la velocità dei panzer occupò subito la città di Voronež, 30.000 soldati sovietici furono fatti immediatamente prigionieri.

I tedeschi si spinsero avanti con la solita furia distruttiva, ai loro fianchi rumeni, italiani e ungheresi sostenevano i panzer nazisti che ingaggiarono una durissima battaglia a Voronež sul Don.

Lì si assestarono su posizioni difensive permettendo a Hitler di avanzare verso il Volga.

Il corrispondente di guerra del Völkischer Beobachter così scriveva:

” (…) il russo che finora ha combattuto con accanimento a ogni chilometro, indietreggia senza tirare un colpo di fuoco. La nostra avanzata è ritardata soltanto da ponti distrutti e dall’aviazione.

Quando le retroguardie sovietiche sono troppo incalzate, esse scelgono una posizione che permetta di resistere fino alla notte.

Non ci si preoccupa dei russi che rimangono negli intervalli, talvolta di 20 chilometri, che separano le nostre divisioni. Inoltrarsi in questa vasta regione, senza trovare traccia del nemico, è preoccupante”.

Cfr. Claude Bertin, Il conflitto russo tedesco, Ginevra 1973, pag. 233 vol. 2

Nonostante la difesa disperata dei sovietici che cercarono di costruire linee difensive improvvisate, le difese russe crollarono e il 9 luglio i tedeschi piombarono su Rostov, sull’estuario del grande fiume Don. Reparti del NKVD, questa volta, finalmente combatterono fino alla morte contro i nazisti e non contro contadini ricchi e dissidenti, Gli uomini del NKVD, in quella occasione, dimostrarono di essere comunisti al servizio del popolo e non solo del partito.

1942 SECONDO SEMESTRE

Alla fine di luglio Hitler era talmente convinto di un’altra vittoria che divise le sue truppe in due:

1. il gruppo armate A avrebbe dovuto conquistare i giacimenti petroliferi del Caucaso.

2. il gruppo armate B si portò a est attraversando il Don, con l’ordine di conquistare la città di Stalingrado sul Volga.

Dopo la direttiva n.41 seguì la direttiva n. 45 di Hitler.

Nella direttiva n.45 del 23 luglio Hitler in pratica ribadiva la necessità di lanciare le sue truppe in due direzioni: verso il Caucaso e verso il Volga.

“Nel corso di una campagna durata più di tre settimane, i lontani obiettivi da me assegnati all’ala meridionale del fronte orientale sono stati sostanzialmente raggiunti, e solo deboli formazioni avversarie del gruppo di armate Timošenko sono riuscite a sottrarsi all’accerchiamento, mettendosi in salvo nella sponda meridionale del fiume Don.

20.9 A Kabul,a Teheran, ragazze e donne in ostaggio a criminali peggiori dei nazisti…..

Così siamo arrivati a quello che ci aspettava dal ritorno degli studenti di Teologia,detti Talebani,che in Afghanistan hanno organizzato un lager per le donne di inaudita violenza.

Agenzie di stampa,media in generale,fonti clandestine riportano  notizie da non credere.

Le donne non possono uscire di casa da sole,le ragazze non possono andare a scuola oltre i 14 anni,non possono cantare,non possono parlare in pubblico: devono fare  figli e lavorare per gli uomini.

Quando Biden lasciò l’ Afghanistan e le donne supplicarono di prendere a bordo le loro figlie furono prese a frustate dai Teologi coranici.

Chi ricorda Kabul nelle mani degli imperialisti Usa, ora rinfaccia agli Stati Uniti la politica usa e getta verso gli indigeni.

Gorbaciov lasciò l’ Afghanistan quando l’ Urss stava morendo,poi Bin  Laden avute le armi dalla Cia,li rivolse contro gli yankee.

Poi ci fu l’ 11 settembre e il Signore della guerra antimperialista fece scordare che Kabul era l’ inferno per chi era nato donna.

Per le donne nulla cambiò, così come nulla cambiò nella raccolta del papavero,che non è solo un fiore.

Sono dei radicali criminali i Talebani, così come lo sono i sacerdoti criminali di Teheran che ammazzano le ragazze che non portano il velo compatibile con il Corano.

Chi in qualche modo ha visto nei Talebani e negli sciiti iraniani la rivolta contro l’ imperialismo occidentale,dovrebbe portare le ragazze e le donne dell’ Occidente da quelle parti.

Soprattutto le loro mogli,figlie,compagne,bambine etcetcetce

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑