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– storia e storie della democrazia –

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9.9 Storia – Otto settembre: generali,reazionari,  fascisti l’ infamia di sempre….

E book 1939 1945 la vittoria della democrazia vol II di Pierluigi Raccagni

L’OTTO SETTEMBRE

Nella notte dal 6 al 7 settembre una corvetta della marina raccolse in mare, presso Ustica, due ufficiali dell’aviazione americana: erano il generale brigadiere Maxwell Taylor, vice comandante della 82a aviotrasportata americana e il colonnello di complemento William Gardiner, dell’aviazione statunitense.

 I due alti ufficiali americani, fatti sbarcare a Gaeta, dovevano definire gli accordi con il supremo comando italiano sulle modalità di un ‘operazione militare chiamata “Giant 2”, riguardante la difesa di Roma.

Il povero Castellano, preso, in un primo tempo per un ufficiale italiano infingardo, conquistandosi la fiducia degli Alleati era riuscito a Cassibile ad ottenere il via libera per un’operazione che prevedeva lo sbarco alleato a sud di Roma e contemporaneamente l’azione della 82a divisione aviotrasportata americana, un reparto d’elite, sugli scali di Cerveteri e Furbara.

I due ufficiali arrivarono verso il tramonto, trovarono banchetti sontuosi a Palazzo Caprara, sito davanti al ministero della guerra.

I colloqui iniziarono con ritardo e pigrizia, come se la guerra fosse davvero lontana; la situazione era tragica, ma il buon appetito degli italiani sorprese non poco gli americani.

Badoglio e soci, infatti, non si erano minimamente preparati ad una azione collaborativa con gli Alleati sul piano militare, per cui la notizia dell’operazione bellica fu accolta come un fulmine a ciel sereno.

Delegato alla difesa di Roma da un eventuale attacco tedesco era il generale Giacomo Carboni, che doveva orchestrare le operazioni.

Quando incontrò gli americani fece immediatamente capire loro che il loro progetto era inattuabile.

Troppi tedeschi intorno e dentro Roma, (non era vero, i tedeschi in quel momento avevano manco un carro armato nelle vicinanze), troppo pericoloso usare i paracadutisti per occupare gli aeroporti, perché la contraerea tedesca li avrebbe fatti a pezzi, (non era vero, perché Cerveteri e Furbara erano fuori tiro).

Gli americani, come è ovvio, si irritarono e pretesero di conferire immediatamente con Badoglio, il quale dormiva profondamente. Le cronache ci dicono che il vecchio generale, destato di soprassalto nella sua villa, decise il futuro della nazione in vestaglia.

Prese per buone le paure di Carboni e concordò con Taylor un telegramma al comando americano per sospendere l’operazione Giant2.

Facendo poi una scena patetica, in cui si commiserò come un vecchio generale che sarebbe caduto nelle mani dei tedeschi che l’avrebbero sgozzato.

Eisenhower rispose duramente agli ennesimi tentennamenti italiani, e confermò che l’otto settembre avrebbe dato l’annuncio dell’armistizio.

Alle 19,45 dell’otto settembre, interrompendo i programmi radio, fu dato l’annuncio dell’armistizio dal generale Pietro Badoglio:

“Il governo italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo le forze alleate anglo – americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo – americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.

Cfr.Italia drammatica op.cit. pag 1

Gli italiani fino all’ultimo avevano sperato in un rinvio, basandosi sulla data del 12 settembre che, dicevano, Castellano aveva negoziato il 3 settembre a Cassibile. Forse questa è stata l’ennesima bugia di Badoglio, che continuava a cambiare le carte in tavola in attesa della manna dal cielo che non compromettesse lui stesso, la Corona e il cerchio magico dei Savoia Il popolo italiano era naturalmente all’ultimo posto dei pensieri.

Il paese piombò nel caos.

Così come la sera del 25 luglio soldati e popolazione credettero nella pace, anche in questo caso il fraintendimento del messaggio era scontato.

Un popolo stremato voleva uscire dalla guerra ad ogni costo: il 25 luglio pochi avevano prestato sufficiente attenzione all’annuncio radio che ricordava che la guerra continuava, l’otto settembre pochi vollero sentire che ci doveva essere una reazione contro altre forze che non fossero quelle degli Alleati.

Insomma voleva dire che la guerra contro gli anglo – americani finiva, e continuava quella contro i tedeschi, anche se era una finta guerra, visto che la famiglia reale e Badoglio prepararono le valige, lasciando l’onore agli eroi.

Il disonore, insieme alle ricchezze accumulate, se li tennero però ben strette.

1943 SENZA VERGOGNA

La fuga del re, di Badoglio e della classe dirigente monarco – liberale la notte dell’otto settembre è stata un’infamia senza confronti.

Dopo l’annuncio dell’armistizio delle 19,45 diramato dall’Eiar l’appuntamento per tutti quelli che contavano in quel momento, (i responsabili dell’armistizio e la famiglia reale), era al ministero della guerra in via XX settembre.

Badoglio, che arrivò sul posto direttamente dalla sede dell’Eiar, dopo aver fatto riempire due autocarri di cose preziose dalla servitù, aveva le idee chiarissime.

Il generale che era entrato trionfante ad Adis Abeba, ora se ne andava al mare lasciando nello sfacelo un’intera nazione: poco da ridere, ma fu così.

La cronaca è ricca di eventi quanto povera di coraggio civile e militare.

Dopo Badoglio, verso le 21 il re e la regina arrivarono al ministero della guerra, il ministro della guerra, per precauzione, ospitò quella notte i capi di stato, di governo e delle forze armate.

Alla compagnia si unì il principe Umberto, il duca di Acquarone, e per ultimo si aggregò pure il generale Roatta, che proveniva direttamente dalla sede dello Stato Maggiore di Monterotondo, paese a pochi chilometri dalla capitale.

C’era anche un certo ottimismo fra i fuggitivi.

Praticamente si diceva che secondo voci ufficiose i tedeschi stavano abbandonando la capitale, distruggendo documenti e salutando gli italiani con bevute di vino…Non era vero, naturalmente, perché paracadutisti tedeschi avevano già colpito fra Pratica di Mare e Ostia.

6.9″Stiamo facendo la storia,non sono consentiti errori..” ( Giorgia Meloni)

Che Meloni stia facendo la storia non c’è dubbio, considerato che il suo governo è il più a destra della storia repubblicana,dopo quella repubblichina.

Bisognerà vedere se finirà  nella pattumiera della storia.

Secondo GWF. Hegel la storia la facciamo tutti,ma diventa spirito del mondo quando vive nella storia conflittuale  degli stati.

Era proprio Hegel che sosteneva che i libri di storia senza guerra sono libri con le pagine bianche.

La frase della premier, però , così pomposa e retorica, era riferita ai presunti o reali misfatti del ministro Sangiuliano  e dottoressa Boccia:e come minimo risulta una scemenza.

Perché scomodare la cronaca dei due anni di un centrodestra quasi fascista, per  invocare la Storia del mondo,è tipico di un ego smisurato che si crede al centro di un disegno metafisico.

( come mister B,ma anche come Putin e Trump…senza andare ai caporali criminali…)

Proprio Hegel  credeva,come fondamento dell’ idealismo, l’ identità fra filosofia della storia e storia della filosofia.

La storia appresa con il pensiero è l’ autocoscienza della filosofia della storia che diviene in modo dialettico,conflittuale,eterno.

Troppo per un governicchio di centrodestra che vuole riscrivere la storia dal punto di vista di un revisionismo becero.

Senza contare che la storia per Marx non era la storia delle idee,ma  il conflitto fra sfruttati e sfruttatori in rapporto ai mezzi di produzione.

Non è il caso comunque di scomodare la filosofia classica tedesca e Sangiuliano,ministro della cultura,ha già ricordato che la storia del gossip colpisce anche chi voleva fare una rivoluzione culturale di destra .

La miseria di Sangiuliano supera i confini della decenza,quella della Meloni è la reazione di una Evita Peron da bassifondi,fogne incluse.

Come nei casi Santanchè,Donzelli,Del Mastro,Lollobrigida: l’ irreprensibile lady di ferro ha espresso una sciatteria politica  che è tipica della sua originaria provenienza culturale.

E’ di una mollezza disarmante, vista la sua cattiveria verso migranti,movimenti, antifascisti,volontariato ecc e la sua difesa corporativa del clan familiare. 

Sui fatti privati di Sangiuliano,  che non credo freghino nulla a chi si arrangia per vivere e sopravvivere,Meloni doveva accettare le dimissioni.

E basta.

Giorgia si crede la prima underdog d ‘Italia, ma le  rimane solo l’ anima nera. Oltre la faccetta nera.

4.9 Il risultato storico dei neonazisti in Turingia: ritorno al futuro?

Chi lo avrebbe mai detto che sarebbero tornati in massa in due Lander i nazifascisti tedeschi  dopo la seconda guerra mondiale?

Quello che è accaduto in Turingia dove Auf,nazi pro Putin,  ha superato il 30 per cento,e i filoputinisti rossobruni hanno  raccolto con la nuova formazione BsW un risultato sorprendente,mette le ali a Putin,e ai nazional comunisti di destra,stalinisti doc,dicono gli osservatori.

Scholz è alla canna del gas,i verdi si sono liquefatti.

La Linke,dopo la scissione di Sarah Wagenknect  viaggia verso una crisi di identità: troppo liberale,troppe case green,troppa Ucraina,soprattutto troppi migranti!

Insomma in Germania accade quello che è accaduto in Francia e in Italia: masse deluse dalla sinistra perbenista,vanno verso la deriva antisistema cominciando col dare addosso ai più deboli: i migranti.

( se i migranti fossero cacciati l’ economia tedesca crollerebbe del tutto,visto che pure la Volkswagen vuole chiudere una fabbrica)

Non siamo a Weimar, perché Turingia e Sassonia rappresentano il 7 per cento dell’ elettorato,Scholz a breve non dovrebbe correre rischi,ma che destra e sinistra si possano alleare contro gli aiuti all’ Ucraina che mettono a rischio i commerci e l’economia locali la dice lunga sul populismo  tedesco, pure di sinistra ex DDR.

Si tenga presente che dei vecchi partiti solo la CDU in Sassonia ha ottenuto un risultato del 31 per cento,seconda naturalmente l’ Alternativa per la Germania del neonazi Hocke,pronto per governare, dice.

Insomma mentre in Italia Marco Rizzo è una macchietta da stalinismo da barzelletta,in Germania il rossobrunismo va forte sotto la spinta di quella che viene chiamata la sinistra sovranista.

La Lega di Salvini si trova in imbarazzo?

Deve sposare un pezzo di nazismo per stare con Putin,questo è certo, e per ricattare indirettamente il proprio governo sulla questione migranti e sicurezza.

La Meloni gongola,si trova fra i moderati anche se non vuole, però continua a guardare a Orban.

Nel 1932 i nazionalsocialisti erano un partito criminale serio,non un’ accolita di tagliagole di periferia.

Proprio in Turingia Adolf Hitler ottenne il suo primo ministro ,proprio nelle terre oltre l’ Elba,la tradizione prussiana e l’ odio verso l’ Occidente portarono i nazisti al potere.

I nazionalsocialisti facevano anche scioperi generali coi comunisti per reclutare operai alla causa nazionalista.

Il populismo nazista portò alla piena occupazione dei tedeschi ariani.

Fu un tragico errore negli anni trenta non accettare la socialdemocrazia,lo riconobbero pure i comunisti quando furono spediti nei campi di concentramento prima, e di sterminio poi.

Qui , invece,siamo alla fine del socialismo libertario e internazionalista.

Nella patria di Karl Marx,come allora, la camicia bruna sposa gli stessi obiettivi di  quella rossa ?

Vedremo.

2.9 Fenomenologia razzista di una tragedia assoluta..

A Paderno Dugnano nel Milanese un 17enne ha sterminato l’ intera famiglia,padre,madre,fratello di 12 anni.

Questo ieri.

Non si segnalano origini straniere per l’ omicida.

Può allora una tragedia come quella di Sharon Verzeri,uccisa barbaramente da Moussa Sangara, l’ uomo nero,ma italiano milanese di nascita,che ha stroncato la vita di una donna che non conosceva, finire nell’ horror che il KKK leghista predilige?

Nessuna sociologia di sinistra può giustificare un delitto così,mentre quella razzista dei vari Vannacci Ravetta,Salvini, etc si chiede se gli italiani che vuole la sinistra siano come l’ assassino di origine nord africana, che ha ucciso senza motivo la povera Sharon.

È la palese dimostrazione che l’ abiezione nel cercare a tutti i costi il Male nello straniero dalla pelle scura è irresistibile.

Il direttore dell’ Eco di Bergamo, intervistato da rai news, ha dichiarato una cosa semplicissima: nessun intervento nel bergamasco sulla drammatica situazione di disagio psichico dopo il COVID,nessun intervento di psicologi e sanitari in contesti di forte solitudine,niente programmazione vs i casi di depressione.

Che Sangara tirasse coltelli su sagome di cartone per allenarsi,che fosse violento pure in famiglia, non significa che sia un caso isolato che deriva dal colore della pelle.

Fosse stato bianco i leghisti avrebbero taciuto sulla provenienza dell’ omicida,giustificare in un senso o nell’ altro l’ orrore del gesto è puro fanatismo razziale.

Nessuna giustificazione legale alla raccapricciante soluzione dei fantasmi nella testa di Sangara,ragazzo malato, che doveva trovare uno psichiatra,non giornalisti e politici razzisti

Invocare il no allo ius soli,culturale,integrazione,accoglienza, è la via che porta l’ Europa e l’ Italia nel regno dell’ intolleranza.

Rispetto per Sharon e per il dolore dei suoi familiari. E per quelli dell’ uomo nero.

30.8 “Ecce Bombo”:il dolore di pochi,diventato comico per tutti”( N.Moretti)

In occasione del restauro del film di Nanni Moretti  Ecce Bombo, che verrà  proiettato il primo settembre alla  mostra del cinema di Venezia,la Meglio Gioventù ormai over and over potrà reinterrogarsi su quello che oggi tutti cercano per la maggiore : l’ identità perduta.

Identità che nell’ alba felliniana del film, il rigattiere rivendica con un Ecce Bombo che sa di amara consapevolezza: rivoluzione,femminismo,ideali.utopie si fermano sui confini di un oltrepassamento che porta la tragedia individuale dell’ incompiuto alla comicità di gruppo di una my generation delusa e sgangherata.

La compagnia morettiana  di Michele Apicella svacca con cinismo amatoriale teatrale in una fenomenologia di una gioventù bruciata nella chiacchiere dell’ autocoscienza maschile,in difficoltà con la rivoluzione femminista,con le telefonate delle radio libere che millantano colpi di stato,con un mondo “magnifico” che stava esaurendo la sua spinta propulsiva.

Ma l’ identità di un Ecce Bombo,”un film per il dolore di pochi diventato comico per tutti”,come disse Moretti, oggi è annullato da un grigiore che non si manifesta in nessun grido di insofferenza.

Le bombe,i massacri, l’ assuefazione, l’ oblio,non trovano generazioni perdute che si interrogano sul futuro non realizzato.

Manca la nevrosi della generazione di Apicella,il sale della terra della ricerca.

La società dello spettacolo, che già Moretti aveva evidenziato, ha tramutato l’ homo homini lupus in un ricettacolo di talk shows.

Il film di Moretti uscì nel 1978, una settimana prima  il rapimento Moro.

” giro,faccio cose,vedo gente” fu spazzato via.

Bisognava trovare un lavoro da parte di un ceto intellettuale,al di fuori della militanza rivoluzionaria,che aveva rifiutato il lavoro salariato.

Non pochi scelsero la classe dirigente,altri preferirono il Roxi bar.

C’ è invece chi dovette digerire tutto.

28.8 Male e bene,senza rendersene conto: il tramonto dell’ Occidente?

Nel 1918 un professore di ginnasio,Oswald Spengler, scrisse Il Tramonto dell’ Occidente, intendendo con ciò sottolineare che ogni epoca nasce,vive e muore come ogni essere umano.

A distanza di un secolo e passa l’ Occidente è di nuovo in crisi,non solo per i cultori dell’ antiatlantismo,ma soprattutto per chi dall’ Occidente ha avuto tutto,nel bene e nel male.

Siamo a volte incoscienti, senza quel minimo di consapevolezza che fa dell’ umano un animale razionale: l’ omologazione fra bene e male è la cifra più cospicua di una certa decadenza.

Anche se il ” dove andremo a finire della modernità” è la domanda tipica di ogni decadenza storica.

La sfiducia nel futuro ci insegue in ogni percezione di una realtà in continua evoluzione.

È questa la constatazione che più scorre sotto gli occhi del  bombardamento di notizie quotidiane prive di pietas.

Siccome anche Plutarco si  lamentava che i templi degli dei erano vuoti di fedeli,non si può dire che solo l’ inverarsi della morte Niciana  di Dio sia colpevole della perdita di senso fra il bene e il male.

Un bellissimo articolo di Vito Mancuso su La Stampa di Ferragosto sottolinea che se manca la religione,manca l’ umanità,e quindi quella consapevolezza dell’ in sé e del per sé che Hegel reputava come vera fonte di civiltà.

Un uomo o una donna in sé,infatti,che si preoccupa solo di se stesso,non coglie l’ umanità del per sé,il legame,la res – lego che ci lega agli altri come un Tutto vivente.

“volevo spararle nelle gambe,non ucciderla” dixit l’ ennesimo criminale della mattanza sulle donne”

È lo stesso frasario che usa Tarantino nei suoi film: scegliere fra vita e morte è in sé una banalità,come scegliere dove andare in vacanza .

Interrogarsi sul” perché” della mondanità è un’ irreversibile perdita di tempo,senza rendersi conto dell’ omologazione fra sacro e profano,non si può vivere perlomeno sereni.

E sì che Occidente,occaso ,ponente,tramonto significa anche cadere,come decadere,come dubitare,come velare di indefinito la scelta fra il bene e il male.

Vale anche per gli atei e/o agnostici

26.8 Il volontario israeliano diventa obiettore : la guerra a Gaza è solo sterminio

Pioggia di razzi su Tel Aviv dal Libano,risposta di cento caccia israeliani sul Libano.

Attentati in Germania e Francia dell’ Isis contro i sionisti: la filastrocca del massacro è la stessa.

Il mondo islamico vuole vendicare la causa palestinese,la guerra fa bene alla propria identità in crisi.

Ogni tanto  però qualche curiosità di pace auspicata.

Yuval Green,soldato riservista volontario israeliano arruolatosi dopo il 7 ottobre,ha sottoscritto un documento per denunciare che l’ occupazione di Rafah da parte dello stato di Israele non ha nulla a che fare con la ricerca degli ostaggi.

È invece una guerra di annientamento del popolo palestinese,una vendetta studiata nei minimi particolari,per annientare fisicamente e culturalmente un intero popolo.

Il giovane soldato ha raccontato la sua disperazione a Francesca Mannocchi sulla Stampa del 23 agosto con una chiarezze espositiva cristallina.

Quando il suo comandante gli ha chiesto di bruciare una casa di palestinesi, perché poteva essere una base di Hamas,Yuval ha compreso che la guerra era l’annientamento di ogni possibilità di avere due popoli in due stati: ovunque morte e distruzione.

Si può dire che il soldato israeliano abbia fatto la scoperta dell’ acqua calda,sporca di sangue.

Ma avete mai sentito,se non di sfuggita,qualche militante di Hamas  interrogarsi sul  7 ottobre?

Si può dire che si sapeva già tutto,solo che questa volta la fonte proviene da chi indica anche nella politica dei coloni un apartheid apertamente xenofoba vs.i palestinesi in Cisgiordania,di chi denuncia l’ intento imperialistico della estrema destra di Netanyahu.

Le conseguenze per Yuval possono essere durissime,ma lui ha già dichiarato che è  dovere denunciare  la follia di questa guerra

Una cosa è certa: il futuro a Gaza sarà un futuro di odio,rancore,vendette.

Netanyahu , è un criminale di guerra,oltre le verbose ed inutili analisi assolutorie della destra israeliana bisognerebbe sentire le voci contro,che non sono poche anche fra gli israeliani.

Cosa vuole Israele, uccidere tutti i palestinesi per mettersi al sicuro?

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  23.8 -Storia- La  Carta Atlantica,il patto storico vs.il nazifascismo

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,vol.I di Pierluigi Raccagni gratuito fino al 25 agosto

1942: Guerra alla svastica

  • Prima la Germania

Il 1942 si aprì con un avvenimento che risulterà determinante per i rapporti internazionali nel corso del conflitto.

A Washington 26 paesi firmarono un patto con il quale si impegnarono a non concedere la pace separata alla Germania o al Giappone, in pratica aderirono alla Carta Atlantica targata Churchill – Roosevelt.

L’obiettivo della Carta Atlantica sottoscritto dalle 26 nazioni era chiaro: era necessario prima annientare la Germania e poi il Giappone.

Intanto fra il 22 dicembre e il 14 gennaio andava in scena la Conferenza Arcadia fra Churchill, Roosevelt e i capi di Stato Maggiore anglo – americani, nella quale fu deciso di mantenere un atteggiamento difensivo riguardo al Giappone, per concentrare tutti gli sforzi contro il nazismo che stava flagellando l’Europa, ma in particolare l’Unione Sovietica.

Il piano delle operazioni fu steso dal generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell’esercito americano. Nel piano fu specificato che era necessario schiacciare la Germania e l’Italia prima di volgere l’offensiva contro il Giappone.

Mentre Churchill attraversava l’oceano, sotto la minaccia dei sommergibili tedeschi, il ministro degli Esteri Eden svolgeva a Mosca trattative con i sovietici per aprire un secondo fronte che potesse alleggerire la pressione dei nazisti sull’Unione Sovietica.

Era soprattutto Roosevelt a voler imprimere una svolta alla guerra contro la Germania, il presidente ammise serenamente che al momento i sovietici stavano uccidendo più tedeschi di Usa e Inghilterra messi assieme.

Per ora, comunque, era veramente difficile approntare un secondo fronte: quello che risultò importante fu che la diffidenza di Churchill verso Stalin venne meno. 

Fu preso l’impegno di aiutare in tutti i modi la grande madre Russia anche se era in mano ai comunisti.

Il fronte antifascista si andava componendo sotto la bandiera del “meglio bolscevichi che nazisti”; visto come stavano in precedenza le cose, non era una scelta da poco per gli Alleati.

Promemoria di Churchill a Molotov:

“…Stiamo compiendo i preparativi necessari per uno sbarco sul continente nell’agosto o settembre 1942.Come già è stato spiegato il maggiore ostacolo a un grosso corpo di spedizione sta nella scarsità degli speciali mezzi da sbarco. È chiaro tuttavia che non servirebbe né alla causa russa né a quella degli alleati nel loro complesso di fatto che, per onor dell’azione a ogni costo, ci avventurassimo in qualche operazione che terminasse in un disastro e desse al nemico la possibilità di vantarsi d’averci sconfitti. È’ impossibile dire in anticipo se la situazione sarà tale all’epoca indicata, da rendere l’operazione fattibile. Non possiamo pertanto fare alcuna promessa in proposito, ma non esiteremo ad attuare i nostri piani qualora appaiano pratici e sensati”:

Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n.29, pag.268

Le due guerre separate che seguirono…furono piuttosto un’ottima incubatrice per il sospetto che gli Occidentali, non aprendo un secondo fronte fino al 1944, cercassero di dissanguare l’Unione Sovietica, accusa che è difficile respingere con argomenti validi…”.

Cfr. Walter Kerr, Il segreto di Stalingrado, Milano,1976 pp.8,9             

                                    

21.8  – Storia – Quando i generali volevano far fuori  Adolf Hitler

Brano tratto dall ebook la svastica sull ‘ Europa da” 1939 1945 “il racconto della guerra giusta vol.I di Pierluigi Raccagni gratuito dal 21 al 25 agosto.

Il Führer voleva fare la guerra alla Francia, attaccare l’Occidente, ven- dicare Versailles, distruggere la Polonia, annientare gli ebrei, pensare a liquidare il comunismo internazionale…

Un po’ troppo per i generali che avevano battuto la Polonia, ma che non

ritenevano la Germania in grado di iniziare una guerra anche a Occi- dente.

Così, come abbiamo visto per quanto riguarda l’autunno del 1938, in occasione della crisi dei Sudeti, si pensò di spodestare il caporale che voleva fare il generale senza averne le physique du rôle.

Franz Halder, generale in capo delle forze armate, pensò di liquidare Adolf Hitler con un colpo di stato.

Se Hitler fosse passato alla guerra vera, i vecchi piani golpisti del 1938 risultavano sempre buoni.

E qui cominciò il balletto delle responsabilità, i voltafaccia, la mancanza di coraggio, i soliti e irrinunciabili equivoci di ogni complotto.

Halder, che comunque voleva evitare il colpo di stato, voleva che Brauchitsch, andasse da Hitler esponendogli il punto di vista dei generali. Si puntava al colloquio chiarificatore che Hitler aveva concesso a Brauchitsch per il 5 novembre 1939.

Così il nostro Brauchitsch andò da Hitler dicendogli che il tempo era cattivo, che insomma non si poteva attaccare la Francia con quel tardo autunno da lupi.

Hitler diede una risposta che forse avremmo dato anche noi. Semplicemente rispose che, se il tempo era cattivo, lo era anche per il nemico e che non era detto che in primavera le cose sarebbero andate meglio.

Ma l’errore di Brauchitsch andò oltre.

Il tentennante generale tedesco quando disse al Führer che le truppe avevano il morale sotto i tacchi peggio che nel 1917, il Piccolo Caporale non ci vide più. (Nel 1917 i soldati tedeschi, stanchi della carneficina, cominciarono a disertare, a manifestare segni di insubordinazione ecc.). Secondo il diario di Halder, unica fonte si presume attendibile, Hitler esplose in quei momenti di rabbia da far gelare il sangue.

Hitler urlò: “in quali reparti vi sono stati atti di indisciplina? Come? Dove?”

Si sarebbe recato lui in persona, aggiunse il caporale criminale, a verifi- care lo stato delle truppe.

Brauchitsch, che aveva esagerato nel descrivere la situazione delle truppe per cercare di dissuadere il Führer, fu preso in castagna dagli argomenti inconfutabili di Hitler che con la bava alla bocca aggiunse: “che misure sono state prese dal comando dell’esercito? Quante con- danne a morte sono state eseguite?

La verità è che l’esercito non vuole combattere?”.

A Norimberga Brauchitsch ammise che la conversazione non poté più continuare e che la cosa finì lì.

Bastò dunque un attacco collerico di Hitler a mandare in frantumi il famoso complotto di Zossen, la località del comando dei generali golpisti.

Questo successe il 5 novembre.

L’8 novembre, invece, una bomba esplose nella birreria di Monaco ove Hitler si era recato a commemorare il putsch della birreria del 1923.

Hitler e i gerarchi nazisti si salvarono; Himmler e Goebbels cercarono di sfruttare l’episodio dando la colpa ai servizi segreti inglesi che man- tenevano contatti con i generali tedeschi golpisti.

Dell’attentato non si seppe mai nulla di certo.

Fu accusato un certo Elser, un comunista che si trovava nel campo di concentramento di Dachau, che fabbricò la bomba in accordo con la Ge- stapo, facendo finta di essere in combutta con due ufficiali inglesi.

Il processo a Elser non fu mai fatto, e Himmler fece uccidere Elser il 16 aprile del 1945, per non lasciare traccia del finto complotto.

Ci voleva ben altro per far fuori il Signore del Male.

1939. GUERRA FASULLA E GUERRA VERA

La guerra fasulla, è un’espressione coniata dalla stampa americana. Si- gnifica che quei mesi che intercorsero fra il crollo della Polonia nel set- tembre 1939 e l’inizio dell’offensiva sul fronte occidentale nella prima- vera del 1940 da parte dei tedeschi, furono mesi in cui la Germania da una parte e Francia e Inghilterra dall’altra evitarono di scontrarsi.

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