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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

10.4″ In nome della libertà”, con la pancia piena è meglio…

Dicono che il prossimo best seller letterario sarà ,” In nome della libertà” di Paolo del Debbio, dedicato al testamento politico spirituale di mister B.

Il titolo è suggestivo,direi fondativo di una nuova filosofia,inedito nella sua profonda ontologia.

Mister B,infatti, lasciando in pochi fogli il senso della sua vita terrena, secondo la presentazione on line,ci dice in pratica che:

Si nasce

Si vive

Si muore.

Lo sapevamo .

Siamo stati  convinti da mister B che la medicina ci avrebbe fatto vivere almeno 120 anni,ma poi il panta rei eracliteo avrebbe posto anche noi nella “terra alla terra,cenere alla cenere”.

Tutti si muore,anche se siamo stati gettati nel mondo, al di là del nostro volere,come sostiene Heidegger.

Il problema quindi è perché siamo nati,non che dobbiamo morire,dal punto di vista filosofico.

( Oppure il mistero secondo Wittgenstein, è ” che c’è il mondo” non che il Mondo debba finire).

In ‘nome della libertà” in realtà è in nome del libero arbitrio, che dipende da circostanze storiche,temporali,di classe,secolari.

Mister B in questo è stato Lui fino alla fine,ha lasciato a figli,nipoti,pronipoti,amici degli amici tutta la libertà che può dare la sfera dell’ economia: in questo è stato coerente e generoso.

Dal punto di vista storico il centro destra gli dedicherà un francobollo, come a Giacomo Matteotti,Giovanni Gentile, Guglielmo Marconi.

Dal punto di vista politico era un liberale populista anticomunista.

Non mi interessa giudicare l’ uomo Berlusconi,che non ho mai conosciuto.

Non sono così presuntuoso.

La presunzione,invece, è far passare il lascito spirituale berlusconiano come un’ odissea pietrificata nella storia dello spirito.

Si nasce,si vive,si muore,oltre a questo pure Silvio.non poteva andare.

Anche se Ruby era la nipote di Mubarak.

8.4 L’utopia ha l’ onore della pace e l’ onere della guerra

L’ utopia, dixit la Treccani in senso limitativo è un sogno irrealizzabile,in senso positivo è una critica alle cose esistenti senza fine pratico.

Ad esempio la pace universale è un’utopia,la pace dopo la guerra e la guerra dopo la pace e’ il corso del mondo.

La cultura del nostro tempo passa per l’ omologazione del tutto.

Ma non è così.

Democrazia  e libertà ad esempio,costruiti nella storia da centinaia di rivoluzioni e guerre di liberazione vs.l’imperialismo fanno parte di una  storia che ha emancipato donne e uomini dalla sofferenza di vivere.

La sconfitta del Male Assoluto è costata milioni di morti, la pace di Hitler e Mussolini ha coinciso con le loro tombe,grazie a Dio.

Ognuno pensi quello che vuole,perbacco,ma racimolare sentenze salvifiche il proprio tornaconto è lo spirito che giustifica in qualche modo la violenza sugli umili.

La pace perpetua di Kant che comporta il rispetto dei vinti,  l’ anarco comunismo solidale,storico,liberatorio e libertario di tradizione secolare, che rifiuta la guerra imperialista aggressiva, rimangono valori di coerenza.

L’ autonomia di una  ragione idealistica, che ci possa salvare  dalla merceologia delle  idee e già un passo avanti per non cadere nella pace assoluta solo nei tempi di guerra : la pace,solitamente,ha i suoi onori,gli oneri sono la guerra.

( oggi oltre a Gaza e Ucraina ci sono 56 guerre dimenticate,ad esempio)

Anche  una visione umanistica,solidale,non qualunquista, di una parte del volontariato e del terzo settore , di spiritualismo laico o religioso anche trasversale, e’ sempre una certezza di convivenza.

Sì,basta che la paura di un senso comune di falsa libertà nella sfera dei consumi,non diventi il miglior modo per un ponzio pilatismo sugli affari correnti, mentre il dogmatismo Komunista a prescindere sa di nostalgia canaglia stalinista.

L’utopista narcisista invece è il piccolo borghese qualunquista, che trova giovamento in un  irrealizzabile, che adombra la responsabilità quotidiana verso l’ ingiustizia.

Quando con presunzione ci si pone davanti alla storia come fossimo solo noi a interpretarla, ci si traveste da guerrieri quotidiani del pacifismo bellicista( l’ ossimoro è in  voga in questi tempi),nell’ autorefenzialita’ dell’ essere anticonformisti,contro il pensiero unico.

Sai quanta gente ogni giorno sceglie con piccoli grandi gesti di umanità , solidarietà, sincerità percorsi di umile utopia senza fanfare filantropiche?

Soprattutto quando rifiuti il servilismo verso i potenti,non ti giri dall’ altra parte verso le ingiustizie ,conscio di sapere di non sapere.

I desideri di volontà di potenza scambiati per bisogni,il menefreghismo totale sulla complessità della vita, le avversioni  da basso ventre contro i diritti civili: i tifosi dell’ utopia mercantile contro l’ Europa e l’ Occidente del capitale e delle multinazionali, sono la vulgata corrente pure dall’ estrema destra.

Non parliamo dell’ antisemitismo di moda,si tifa per la guerriglia degli ultimi,ma solo su Facebook.

Alla fine tutto va bene.

Pure il generale fascista può  sembrare un antagonista,vs i poteri forti.

Perché oggi se vince la sinistra vince il falso progressismo,se vince la destra trionfa la libertà di essere fascisti.

Intanto vado al massimo in attesa della rivoluzione…degli altri…

5.4 “Il pessimismo è un lusso che i poveri non possono permettersi”

Ho ritrovato, per caso,sulla Lettura del Corriere della sera della domenica delle Palme  un servizio di Annachiara Sacchi che analizza il pensiero di Miguel Benasayag, famoso filosofo e intellettuale argentino, incarcerato e torturato dalla giunta militare nel 1978,autore del libro culto L’ epoca delle passioni tristi e altri best-seller internazionali.

Il guevarista Miguel ha composto una tesi di fondo che lascia poco scampo all’ Apocalisse da salotto,che secondo il nostro, è la comoda soluzione di intellettuali votati al posto in prima fila.

Il filosofo, lo dichiara chiaramente, sostiene la modernizzazione della transizione ecologica,del consumo del cibo biologico, dell’ economia circolare e green.

Cioè non è il populista per cui siccome i poveri hanno il pensiero di sopravvivere, tutto quello che non è pane nero,non vale come le rose rosse.

Solo che ha cura di sottolineare che tutto ciò non può diventare una ideologia esclusiva,che non tiene in considerazione chi non può accedere a modi di vivere riconosciuti come inclusivi, come a chi abita nelle periferie  del mondo.

Insomma il consumismo ha sconfitto il comunismo,rendendo infelici quegli uomini e donne che per troppa libertà non trovano un senso alla propria vita.

Però se  si sta andando verso la terza guerra mondiale a pezzetti non vuol dire che stiamo tutti meglio,e il pessimismo della ragione per le classi “colte” vuol dire anche il sottrarsi ad una filosofia della prassi che sappia affrontare le miserie quotidiane.

La donazione di un senso alla propria vita,infatti,non può fermarsi all’ abbuffata dei consumi.

Da qui l’ invito dell’ intellettuale a considerare il pessimismo della ragione,inscindibile dall’ ottimismo della volontà,aggiungo.

E a privilegiare le vite semplici fatte di solidarietà,altruismo,amore per il creato etc

Il lusso del pessimismo è di chi ha troppo,o troppo poco.

Oppure una normale ricerca di aria pulita anche per i poveri?

Dipende dal prezzo.

Ma soprattutto dalla voglia di vivere.

3.4…  la pandemia dell’ infelicità….

Ormai è confermato,  come stato – nazione e gli italiani come individui,sono in una continua guerra da homo homini lupus che esplosa con il Covid non ci ha più lasciati.

Basta un niente per scatenare risse,aggressioni,intolleranza,maldicenza. sospetti e dispetti,carognate,vilipendio da fare dire alla gente:non c’è più niente da fare,dio è morto,e si vede.

Colpi di machete.materiali e mediatici,chi ragiona è un perdente,  “occhio che ti ammazzo” etc

Nessuna pietà per chi ne sa più di te,non ha capito che  solo l’ arbeit macht frei conta.

Perché portare la porcheria che sopprime la civiltà, in televisione o sui social,è diventato  un gran mercato .

Ci si preoccupa della guerra,giustamente,ma ingiustamente si vuole un nemico sul quale sfogare la rabbia di un mondo ingiusto,come se ogni individuo avesse in mano il suo destino in assoluto.

Il che si sa non è vero,come non è vero che basta la salute, a chi ce l’ ha.

Accontentarsi è da indifferenti?

Se vivi con il paraocchi sì,se ti guardi attorno no.

Il viandante che voleva abbracciare il creato a forza di guardare le stelle scivolo’ nel torrente.( Novum Organum Bacone)

Il filosofo che passava nei pressi gli disse che invece di abbracciare l’assoluto era meglio guardasse le stelle e la luna riflesse nell’ acqua.

Guardare in basso,per salire in alto,voltarsi indietro per andare avanti,senza dimenticare quelli che stanno in fondo.

Sembra questo, e lo so,un eterno salmodiare vs i nuovi tempi incomprensibili ai vecchi,ma inquietanti pure per i giovani.

E da quando la “buona giornata” in remoto ha sostituito  il buon giorno,da quando “ti voglio bene’viene detto per una banalità di  un qualsiasi tipo, si spera di tornare alle elementari di una volta dove il capoclasse scriveva buoni/cattivi sulla lavagna.

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2.4 Operazione Barbarossa: il massacro perfetto vs.il comunismo giudaico

Brano tratto dall’ ebook Operazione Barbarossa e Pearl Harbour,guerra totale, di Pierluigi Raccagni gratuito dal 2 al 6 aprile

IL MASSACRO PERFETTO: L’INVASIONE DELLA RUSSIA

Il 22 giugno alle prime ore del mattino i nazisti invasero l’Unione Sovietica.

La guerra diventò una guerra di sterminio conclamata e autorizzata dalle gerarchie del Terzo Reich.

Tutti si aspettavano la guerra, ma non quella guerra.

In fondo, come abbiamo visto in precedenza, il preludio dello sterminio di massa c’era stato in Polonia fin dal 1939: ora si trattava di mettere in pratica quello che nel Mein Kampf il Signore della morte aveva già delineato con oggettiva precisione e determinazione.

Non c’era solo in ballo lo spazio vitale per fare della Germania un impero che si estendesse dall’Atlantico agli Urali.

Il pericolo era il bolscevismo ebraico, quella miscela di materialismo e capitalismo che era stato il nemico numero uno della concezione nazio- nal-socialista del mondo.

La guerra doveva essere spietata, crudele, abominevole, perché l’umanità andava salvata dal cancro della borghesia capitalista dell’Occi- dente, ma anche dai barbari d’Oriente.

“(…) quattro erano gli obiettivi che si intrecciavano l’un l’altro nella concezione della guerra ad oriente di Hitler: Lo sterminio della classe dirigente giudaico-bolscevica dell’Unione Sovietica inclusa la sua radice biologica costituita da milioni di ebrei dell’Europa centro orientale. La conquista di uno spazio coloniale per insediamenti tedeschi nelle zone della Russia ritenuti più fertili.

La decimazione delle popolazioni slave e la loro sottomissione al dominio tedesco nei quattro “commissariati del Reich” (…) retti da viceré tedeschi (…) i compiti affidati a questi commissariati del Reich consistevano nell’estirpare dalle masse slave qualsiasi ricordo del grande stato russo e di ridurre queste stesse masse in una condizione di ottusa e cieca obbedienza nei confronti dei nuovi “padroni”.

La realizzazione dell’autarchia in una grande “area” dell’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco e a prova di blocco, rispetto alla quale i territori conquistati dell’Est avrebbero dovuto rappresentare il serbatoio presumibilmente inesauribile di materie prime e derrate ali- mentari”.

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 79

Un simile programma poteva essere attuato da uomini divenuti automi, o meglio bestie.

Come il nazional-socialismo abbia fatto passare un massacro contro l’umanità per una guerra santa per il futuro dell’umanità, rimane e rimarrà un mistero.

Gli stessi generali della Wehrmacht, che durante la campagna di Polonia, avevano timidamente protestato contro la condotta delle SS e degli Einsatzgruppen, si lasciarono andare alle più teutoniche e mitologiche considerazioni di guerra giusta contro il bolscevismo.

Quando il 30 marzo 1941 il Führer illustrò ai vertici militari il suo pro- posito di aggredire l’Unione Sovietica, non una voce ebbe da ridire sul carattere bestiale che avrebbe avuto la futura guerra: “Lotta fra due concezioni del mondo, l’una contro l’altra. Giudizio devastante sul bolscevismo che equivale a criminalità asociale. Il Comunismo è un pericolo enorme per l’avvenire”, cosi scrisse nel suo diario il capo di Stato Maggiore Halder sintetizzando l’esposizione fatta da Hitler il 30 marzo 1941 (…)”.

Quando poi le cose andarono male scaricarono tutte le responsabilità sul partito nazista di Hitler, anche se il 2 maggio 1941 gli ufficiali supe- riori della Wehrmacht acconsentirono di affamare 30 milioni di russi per trasferire le scorte di cibo in Germania. Il ministro dell’agricolturanazista Herbert Backe aveva chiarito la pianificazione dell’approvvigionamento dell’esercito con questo concetto: “La guerra può essere portata avanti solo se l’intera Wehrmacht nel terzo anno verrà alimentata dalla Russia. Se prendiamo ciò che serve dal Paese senza dubbio milioni di persone moriranno”…..

“La guerra contro la Russia è una parte fondamentale per l’esistenza del popolo tedesco”

Così le direttive del Führer furono chiare da subito.

“(…) si vietava la persecuzione legale di tutti gli aderenti alla Wehrmacht, per atti di rappresaglia contro i civili, il 6 giugno 1941 si stabiliva che tutti i commissari politici dell’Armata Rossa in quanto “portatori di metodi di lotta asiatici e barbarici”, dovevano essere liquidati seduta stante”.

Tutti questi elementi contribuirono a conferire alla guerra in oriente un carattere di inusitata duplicità: da un lato si trattava di una guerra ideologica contro il comunismo, per cui chi muoveva all’attacco contro l’URSS si sentiva, da un certo punto di vista, un crociato; dall’altro canto, e in misura certamente non inferiore, si trattava di una guerra di conquista coloniale nello stile del XIX secolo, per quanto diretta contro una delle grandi potenze europee e mossa da consueti propositi di predominio.

Cfr. J. Fest. op. cit. pag. 798

29.3 Buona Pasqua senza retorica a Ilaria Salis e famiglia,la lotta continua…

Il padre di Ilaria Salis ha dichiarato a Piazza Pulita che, visto l’ atteggiamento del governo italiano,si rivolgerà al Presidente della Repubblica.

Perché ciò  che è accaduto a Budapest ieri è la naturale conclusione di quello che storicamente è l’ arroganza di dittatori senza scrupoli.

Orban,autocrate,ex comunista, megalomane,amico di Putin,di Salvini e della Meloni ha scagliato tutto il suo furore contro la democrazia e l’ antifascismo sulla  militante Ilaria Salis

Dopo 13 mesi di detenzione preventiva,Ilaria è stata riportata in un’ aula di un  tribunale ungherese con catene e guinzaglio come una bestia, accusata di aver picchiato due nazisti che manifestavano per Hitler, che non hanno manco sporto denuncia.

Uno schiaffo all’ Europa e alla dichiarazione dei diritti universali dei cittadini.

La procura di Milano ha negato l’ estradizione di un militante antifascista che era ai domiciliari in Italia, con le stesse accuse di Ilaria, con la motivazione che le carceri ungheresi non rispettano il diritto dei detenuti.

Ma questo è solo aberrante.

La banalità del Male invece è l’atteggiamento del governo,di Tajani e della Meloni in particolare, che  del caso  Ilaria Salis se ne sono fregati, perché ritenuta estremista anarchica.

Ora il problema è come portarla a casa e liberarla.

Orban ha sempre tollerato che i neonazisti ungheresi celebrassero il loro giorno della memoria che ricorda la cacciata dei nazisti da parte dell’ Armata Rossa.

Non dicono Orban e i nazifascisti di oggi che a Budapest nel 1944 – 45 Eichmann fece deportare 400.000 ebrei nei campi di sterminio.

È gente brutta,che in casa loro nega diritti agli antifascisti,ai lavoratori,ai gay, insomma gentaglia  garzone di bottega antieuropea,che però si prende i soldi dei cittadini della UE.

Ilaria Salis è una donna antifascista,e in Italia ed Europa non è ben vista dai vincitori di turno di questa epoca lugubre.

Buona Pasqua Ilaria.

26/ 27/ 3- Strage di Mosca: sono stati l’Ucraina, gli Usa,la Gb…lo dice  la IA dello Zar

Circa un’ora fa Nikolai Patrushev, capo del consiglio di sicurezza Russo, ha stroncato ogni dubbio degli infingardi filo nazisti occidentali. 

I servizi segreti russi confermano che i terroristi islamici, autori del massacro alla Sala concerti di Mosca,sono stati addestrati in UCRAINA.

Non solo, anche Usa e Gran Bretagna sarebbero coinvolti nell’attacco.

Così, come speravano i filoputiniani locali e le estreme destre nazionaliste internazionali, ancora una volta Putin è stato aggredito dall’Occidente filo americano e quindi la vendetta sarà tremenda. In primo luogo sui civili di Kiev.

Sarà la volta buona che i missili ipersonici Zirkon colpiranno il parlamento ucraino, la casa di Zelensky,e pure il suo cane, se ce l’ha

. Prima della notizia del giorno il prof. Ugo Mattei, noto giurista, aveva confermato le parole di Putin di ieri sera: gli esecutori sono jihadisti, ma chi ha ordinato il massacro?

Anche ieri Michele Santoro non ha mancato di ribadire che Putin non è un mostro e che bisogna andare cauti nel designare i veri mandanti della strage moscovita. Insomma, sembra incredibile ma, per i putiniani del pianeta terra, Navalny è morto di freddo, le elezioni del 17 marzo sono democratiche e trasparenti, a Mosca la repressione è giustificata visto che Ucraini, amerikani e inglesi vogliono annientare la Russia, la sua cultura, il suo impero,la sua religione

.Chi vuole la guerra?

Ma noi occidentali ovvio.

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25. 3 Siamo in guerra,ma per Pasqua è over booking

Siamo in guerra, in televisione e sui social.

E abbiamo la sensazione che qualcosa di brutto deve ancora avvenire.

Stragi ovunque nelle zone calde,lacrime,sudore,sangue nelle ore più buie di questo secolo.

E non ci voleva l’ attentato di Mosca e l’ orrenda carneficina a ribadirlo. Però  c’è una una corsa alla drammatizzazione che piace molto a chi di guerra deve arricchirsi, vendendo armi,notizie,segreti militari,paure e angosce.

Non deve essere nucleare,la guerra, però, se no è la fine del mondo e dello spettacolo.

A guardare le guerre degli altri,le sofferenze di palestinesi,ucraini,russi,israeliani e guerre dimenticate etc, si dovrebbe dire che se la guerra in Italia è questa,siamo nati con la camicia.

Come al solito i consumi volano quando ci sono le vacanze di Pasqua,si prenota per l’estate,si sogna finalmente bel tempo sole e nuvole,ci si prepara alla libertà dei tempi convenzionati delle feste comandate,e per chi lavora nel turismo il posto di lavoro è nella trincea dell’ over booking

Così quando il commentatore di turno ricorda che nel secolo breve due guerre mondiali iniziarono con l’ attentato a Sarajevo, la prima, e l’ invasione della Polonia la seconda,aggiungendo  oggi le guerre di religione e la minaccia nucleare di  Putin, il dramma e’ completo.

I 200.000 morti per COVID passano in secondo piano,Gavrilo Princip fondatore e patrocinatore della scintilla della  prima guerra mondiale,per un’ ora è diventato il simbolo di quello che è  accaduto a Mosca sui media nazionali e internazionali.

Adesso,con un po’ d’ ansia si attende la vendetta di Putin,anche se la strage è rivendicata dall’Isis,ma la tenuta del sistema finanziario non dovrebbe rovinare le vacanze.

Perché si può uscire dalla Nato,dalla dall’ Europa, dalla Cee,ma non dall’ arricchimento personale ai danni dei disgraziati,in guerra dalla nascita.

Per mancanza di acqua pulita si dice che muoiano 1000 bambini al giorno.

Loro sì che sono in guerra.

La colpa è di tutti,quindi di nessuno.

22/23- 1944 Roma, dalle Ardeatine alla Liberazione: la guerra giusta  è solo quella vs il nazifascismo

Brano tratto dall’ ebook “Attacco al Terzo Reich da tutte le parti”  di Pierluigi Raccagni

Roma intanto attendeva gli Alleati fermi a Cassino con animo quasi rassegnato.

Non che non ci fosse stata la resistenza partigiana a Roma, ma come ha anche sottolineato uno storico come Renzo De Felice, Roma “ era una zona grigia”, pronta a chiudersi nel guscio della sopravvivenza. D’altronde gli ultimi mesi di occupazione tedesca erano stati drammatici per la capitale italiana dove il papa Pio XII, di fatto, era rimasta l’unica autorità in grado di essere punto di riferimento per la città.

“Negli ultimi mesi dell’occupazione tedesca Roma prese l’aspetto di certe metropoli indiane dove solo gli avvoltoi si nutrono a sazietà e non esiste nessun censimento dei vivi e dei morti.

Una moltitudine di sbandati e di mendicanti cacciati dai loro paesi distrutti, bivaccava sui gradini delle chiese o sotto i palazzi del Papa;

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e nei grandi parchi pubblici pascolavano pecore e vacche denutrite, sfuggite alle bombe e alla razzia delle campagne. Nonostante la dichiarazione di città aperta le truppe tedesche si accalcavano intorno all’abitato, correndo le vie consolari con il fracasso dei loro carriaggi; e la nube disastrosa dei bombardamenti, che attraversava di continuo tutto il territorio provinciale, calava sulla città un tendone di pestilenza e terremoto”.

Cfr. Elsa Morante, La Storia, Einaudi, Torino 1974 pag.324

La resistenza romana, aspettava l’arrivo degli Alleati, ma non era stata con le mani in mano: azioni di guerra, sabotaggi bombe a mano contro i posti di blocco tedeschi e fascisti, erano stati numerosi.

Il 10 marzo del 1944 un corteo di fascisti che ritornava dalla commemorazione dell’anniversario della morte di Giuseppe Mazzini fu attaccato da gruppi di partigiani con bombe di mortaio e colpi di mitra in via Tomacelli al quartiere Prati.

Fino ad arrivare al 23 marzo alle 15,30. Una colonna di SS del battaglione Bozen imboccò Via Rasella.

Dentro ad un carretto della spazzatura un finto spazzino appartenente ad un gruppo dei Gap, che aveva organizzato l’attentato, piazzò una bomba che uccise 26 SS, 60 furono i feriti.

Era un attentato che nazisti e fascisti non potevano tollerare. Il generale Kurt Maelltzer, comandante della piazza di Roma, chiamò al telefono il quartier generale di Hitler e ricevette tramite il generale Jodl l’ordine del Fṻhrer di fucilare cinquanta italiani per ogni tedesco ucciso.

“(…) la rappresaglia è anche figlia della paura: il comando tedesco ha scambiato l’attentato di via Rasella per l’inizio di una rivolta popolare da soffocare immediatamente nel sangue. A tarda sera Kappler (a cui era stata delegata da Kesserling la compilazione della

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lista, (n- d.a), siede alla macchina da scrivere per compilare, personalmente, il fatale elenco.Ci mette subito tutti gli ebrei che sono in carcere e poi gli “ antifascisti ariani” riflettendo almeno tre volte su ogni nome (…)”.

Cfr. Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana, Milano,1995, pp.289,290.

L’esecuzione di massa vide la morte di 335 uomini e ragazzi, (nella lista il questore fascista Caruso, tanto per non sbagliare ne mise di più), appartenenti a tutte le classi sociali e presi a caso fra gente comune e ladri di biciclette finiti a Regina Coeli.

Siccome erano deceduti due feriti gravi del battaglione “Bozen”, il numero dovette aumentare di venti unità.

Il luogo prescelto furono le cave delle Fosse Ardeatine.

I tedeschi portarono i prigionieri con dei camion dicendo loro che andavano lì per lavorare. Una settantina di nazisti diedero il via alla mattanza sparando alla nuca dei prigionieri inginocchiati e messi sul fondo delle cave.

Vennero fatti entrare 5 alla volta, Kappler stesso sparò a due prigionieri per dare l’esempio a un milite tedesco che non voleva sparare per motivi religiosi.

Alla fine del massacro furono fatte brillare le mine per chiudere l’accesso delle cave e seppellire la vergogna.

Il 23 maggio Alexander ordinò l’attacco generale, la linea Gustav crollò, e il 4 giugno gli alleati arrivarono a Roma.

Per la popolazione romana l’arrivo degli americani voleva dire aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza perché sanciva la fine della guerra.

Roma come Napoli divenne, da Città Santa Città aperta, la città delle “segnorine”, del contrabbando, della borsa nera, dell’arte di arrangiarsi. La presenza del Vaticano, disprezzato ufficiosamente dal nazismo, servì però da cuscinetto diplomatico per stemperare le tensioni, (tranne per il rastrellamento del ghetto ebraico), per cercare di evitare che la città fosse distrutta, per far sì che i tedeschi

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se ne andassero senza darsi alla vendetta e alla distruzione e per far sì che al loro posto non arrivassero i comunisti.

La città, che era rimasta isolata sotto il Comando militare tedesco e sotto quello civile di Salò, fu uno dei pochi casi in Europa nei quali l’arrivo degli Alleati non fu preceduto da un ‘insurrezione generale.

Il generale Clark entrò in Roma e si perse immediatamente per le strade. Dovette fermare un parroco per chiedergli dove fosse il Campidoglio. Il suo sogno si era avverato, come un generale romano vittorioso di ritorno dalla sua conquista si dirigeva verso il Campidoglio, il più sacro dei sette colli di Roma.

Dall’11 maggio, giorno in cui era stato dato il via all’operazione Diadema la vittoria era costata agli Alleati 43 mila fra morti e feriti;18 mila americani, 12 mila britannici, 9 mila francesi e 4 mila polacchi. I tedeschi ebbero “solo” 5.800 morti.

Dalle spiagge di Anzio ora il centro della guerra in Europa passava alle spiagge della Normandia.

1944 OPERAZIONE OVERLORD

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