Ricerca

La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

14.1 una città rivoluzionaria, metafisica,antistalinista

1944 LENINGRADO LIBERATA

Brano tratto dall’ ebook 1944 assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di Pierluigi Raccagni

A Leningrado il peggio era passato.Nel gennaio del 1943 i sovietici avevano ripulito gli ultimi nidi di resistenza tedesca sulle sponde del Lago Lagoda, si era aperto così un corridoio largo dagli 8 agli 11 chilometri, attraverso il quale Leningrado ritrovò un contatto con il resto del Paese.Il blocco attuato dai nazisti, che aveva causato la morte per fame di migliaia di cittadini, finalmente si era spezzato.L’assedio però continuava, la vita nella città era estremamente pericolosa perché i tedeschi intensificarono i loro bombardamenti, sia con l’artiglieria, sia con l’aviazione: nel settembre del 1943, a causa delle devastazioni naziste, furono chiusi scuole e locali pubblici.Insomma il ritorno alla normalità era iniziato, ma procedeva molto lentamente.La certezza di poter contare su un sostanzioso approvvigionamento consentì alle autorità un ulteriore aumento delle razioni, il treno che passava coi rifornimenti portò un po’ di sollievo e felicità ai leningradesi rimasti in città.Ora però si doveva passare all’offensivaIl generale Govorov era ottimista; nel 1941 Leningrado aveva fermato i tedeschi, nel 1942 non si era ceduto un palmo di terreno, nel 1943 il blocco era stato spezzato. Ora bisognava concludere l’operazione con la liberazione totale della città dall’assedio.L’operazione invernale fu decisa dallo Stato Maggiore del Fronte di Leningrado a settembre, con il placet di Mosca.A guidare l’ennesimo tentativo di rompere l’accerchiamento furono inviate alcune star del firmamento dell’Armata Rossa.La seconda Armata d’assalto fu affidata al generale di divisione Fedjuninski, già distintosi sul fronte di Leningrado e la 42a Armata al generale Ivan Maslennikov.Il primo obiettivo dei sovietici era la riconquista di Gatcina, per costringere i tedeschi ad abbandonare Mga, se non volevano cadere nell’ennesima sacca.L”Operazione Neva”, questo il nome in codice dell’attacco sovietico, scattò il 14 gennaio con un bombardamento che colpì le linee tedesche con 100.000 proiettili, poi partirono fanteria e mezzi corazzati alla volta delle postazioni fortificate dei tedeschi.Per oltre due giorni le difese tedesche riuscirono a tenere testa all’offensiva, fino a che il 18 gennaio i sovietici occuparono Puskino, Krasnoje Selo e Gatcina.Il giorno seguente avvenne il ricongiungimento a Ropscia fra le truppe di Maslennikov e quelle di Fedjuninski: i tedeschi si ritirarono verso i paesi Baltici.Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Leningrado, le salve di 300 cannoni celebrarono la ritrovata libertà dopo un assedio durato 882 giorni.Leningrado “ce la fece”, nonostante gli errori grossolani della mancata evacuazione iniziale della città, nonchè della sottovalutazione dell’assedio nei primi due mesi e del mancato accumulo di riserve alimentari.Affermare, come è stato scritto da alcuni storici, che la resistenza di Leningrado fu determinata dal terrore staliniano che impedì alla città di dichiararsi “città aperta”, è folle perché sottovaluta quella commistione fra patriottismo russo, ardore rivoluzionario e organizzazione sovietica che fece di Leningrado una città “particolare”, che non adorava tanto Stalin quanto il proprio ruolo di culla della Rivoluzione.Una città “di sinistra”, come si dice, come nel caso della poetessa antistalinista Olga Bergholc, che non mancò mai di nutrire grandi speranze nel sovietismo.”Nel fango, al buio con la fame e la tristezza Quando la morte, come un’ombra ci seguiva,
così felici siamo stati e una tale libertà selvaggia abbiamo respirato che i nipoti ci avrebbero invidiato Che viva e regni ora e per sempre
la gioia semplice dell’uomo fondamento della difesa e del lavoro immortalità e forza di Leningrado! Sorelle mie, compagni, amici e fratelliTutti siamo stati battezzati dall’assedio Insieme siamo a LeningradoE il mondo intero di Leningrado è fiero” Cfr.Olga Bergholc, op.cit. pag.158,159Nel 1949, non si scordi, il museo intitolato alla “Difesa di Leningrado”, fu chiuso dalle autorità sovietiche.Zdanov, che a Leningrado era stato un capo capace e intelligente, fu quasi accusato di aver “respirato” il clima antistaliniano della città.Nel 1949, poi, “l’affare Leningrado” diventò macabro perché Kuznetsov, Popkov e molti altri capi della difesa della città morirono in circostanze misteriose.Leningrado si era liberata dai nazisti, ma non dallo stalinismo…Hitler, che aveva dichiarato che la città di Lenin doveva essere cancellata dalla faccia della terra insieme alla sua popolazione, accusò il colpo, ma naturalmente rimase ottimista sul da farsi.In Germania, però, si diffondeva la paura fra la popolazione civile che la guerra fosse persa e che forse era il tempo della pace.Non lo pensavano solo i disfattisti e gli antinazisti.Nonostante Goebbels, il ministro della Propaganda, fedele carnefice del Caporale boemo, blaterasse di “guerra totale”, sembra che non disdegnasse una negoziazione con Stalin.Hitler, però, come disse anche a Mussolini, non intendeva negoziare con l’Unione Sovietica perché Stalin non avrebbe mai lasciato ai tedeschi il granaio d’Europa dell’Ucraina.Si faceva strada, come unica possibilità, quella di cambiare il governo della Germania con l’eliminazione di Adolf Hitler.

12.1 Tutto va bene madama la marchesa ..

La conferenza stampa della presidente del consiglio di inizio  d’ anno è stata la conferma che nel regno della post verità la verità acclarata è quella del para fascismo nazionale e internazionale.

Georgia Meloni ha risposto alle 40 domande dei giornalisti facendo capire che tutto va bene,e che le ingiustizie patite  dagli italiani sotto il suo governo sono strumentalmente usate dalle opposizioni per colpire la estrema destra al governo.

La frase chiave è che la sinistra vigente e vivente piega la realtà all’ ideologia,manca di pragmatismo,non riconosce che Acca Larentia fa parte della storia di Italia,dove il fascismo è stato criminalizzato  dalla storia dell’ antifascismo e del comunismo.

Quindi Rampelli,Fidanza ,La Russa,Donzelli etc nuovi e vecchi gerarchi, sono l’ esempio virtuoso di come i missini siano diventati i veri e unici patrioti di un’ Italia che,mantenendo i conti in ordine,ha convinto l’ Europa di essere un paese attendibile,uscito dal COVID con le ossa rotte,ma rinato da una gestione oculata del PNR.

Tutto il resto non conta.

La sanità,la casa,la scuola,i bassi salari,hanno solo bisogno di un premierato che,tramite la riforma della giustizia,subordini il parlamento al potere esecutivo .

La Costituzione antifascista così viene fatta a pezzi anche per la gioia di servi inqualificabili come il fascio leghista Salvini e il von Papen Tajani.

Tra i giornalisti presenti nessuno che abbia fatto una domanda semplice: lei che è in sintonia con Donald Trump ha chiesto al presidente  Usa perché abbia coperto in modo mafioso e osceno l’ uccisione di un’attivista pro immigrati a Minneapolis da parte di un assassino Maga?

La follia regna,Maduro prelevato non perché komunista,ma perché non fa quello che Trump vuole è il segno che oggi la critica delle armi è nella mani dell’ internazionale nera dei Trump,Putin,Orban.

Meloni,che considera lo schifo morale in cui viviamo un dono di Dio,continua ad essere votata dalla maggioranza molto relativa degli aventi diritto.

9.1.2026 Le bestie nazifasciste,ieri,oggi e domani

Brano tratto dall’ ebook” 1939 Attacco nazifascista all’ Europa” di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 5 al 9 gennaio 2026Nelle retrovie delle cinque armate della Wehrmacht che avevano invaso il paese entrarono in azione altrettanti Einsatzgruppen, organizzati da Heydrich.Il termine, secondo una traduzione abbastanza precisa, significava “Gruppi d’azione”.
“Ma la parola Einsatz racchiudeva anche una particolare sfumatura, che richiamava un che di cavalleresco, una sfida da raccogliere.Le squadre venivano reclutate dal Sicherheitsdienst di Heydrich (l’S.d. ovvero servizio di sicurezza) ed erano perfettamente al corrente che il loro mandato era molto ampio.
Il loro comandante supremo sei settimane prima aveva detto al generale William Keitel che “nel governo Generale della Polonia, ci sarà inevitabilmente una lotta tenace per la sopravvivenza nazionale che non consentirà alcuna remora di ordine legale”. I soldati dell’Einsatz sapevano che nella pomposa retorica dei loro capi, la lotta per la sopravvivenza nazionale significava guerra razziale, così come Einsatz, nono- stante le sue implicazioni cavalleresche, significava la canna infuocata di un fucile”
Cfr. Thomas Keneally, La lista di Schindler, Milano 2010, pag. 46

7.1.Gangster story

Il 6 gennaio del 2021 Trump assaltava Capitol Hill,il 24 febbraio del 2022 Putin aggrediva l’ Ucraina volendo portarsi via Zelensky. Quando Trump ha vinto le ultime elezioni in Usa il nuovo ordine era già tracciato .La democrazia derivata dall’ illuminismo della borghesia e dalle lotte  del movimento operaio era dichiarata fuorilegge,il post moderno aveva partorito un ‘internazionale nera parafascista nazionalista e violenta,gli i”ismi” si sintetizzavano in logore ideologie come fascismo ,nazismo,stalinismo: il liberalismo,il libertario,la libertà vengono considerati il  vecchio capitalismo ,la socialdemocrazia è comunismo e così non vale nulla.Il fine giustifica i mezzi si è dissolto nel fine giustifica i prezzi; vale tutto,il diritto internazionale per trumpiani e putiniani è segno di debolezza,il rispetto degli individui un contrattempo. Le bombe atomiche e l’ Ai sono i nuovi messaggeri del nostro mal di vivere. E inubbiamente la prepotenza fascistoide di Putin,il suo nazionalismo paranoico,ha rilanciato la leggenda nera di Giuseppe Stalin.  Compagnie di stalinisti,leghisti,cinque stelle sembrano d’ accordo su un punto: tutto ciò che contrasta con la democrazia,,anche la socialdemocrazia, è essenziale per fornire a figli e nipoti un mondo migliore. Un mondo fatto di confini con filo spinato vs l’ Europa decadente di Bruxelles. È davvero una visione reazionaria e fascista.Maggiore dignità aveva il muro di Berlino.In più Donald Trump,dopo lo show di Maduro,”pusher” di Zelensky, ha ribadito che l’ unica ragione del regno degli uomini è la forza, l’ arroganza e  la violenza nazionalista. Netanyahu applaude.

Il Grande Freddo, ma un buon 2026

Il grande freddo è una metafora che richiama il titolo del film cult dell’ 83 di Kasdan,sulla disillusione di 7 amici ex sessantottini che si trovano a fare  il bilancio della loro vita. Quel ghiaccio emotivo dei  rapporti umani,a giudizio universale, si è  consolidato dal 2020 in poi causa COVID,e due guerre che hanno sconquassato soprattutto  il Convivio gauchista.ll rancore e l’ odio presenti nel binomio vax no vax si sono spostati nell’ antinomia guerra e pace a Gaza e in Ucraina.La guerra dell’ homo homini lupus non riguarda solo  la politica fra destra e sinistra,almeno in Italia.Riguarda il vivere quotidiano,dove fidarsi di qualcuno al di fuori della stretta cerchia tribale è diventato impossibile.Poco senso civico individualismo,bullismo,superbia,arroganza,la legge del più forte di chi vede nel male una prerogativa di un carattere forte, sono i master dell’ oggi.In politica o politichese all’ estrema destra piccoli Ducetti crescono e ballano sulle macerie della Costituzione e della Resistenza,la sinistra intontita soprattutto fra noi vecchi boomers,si è lasciata trasportare da cattivismo stalinista- polpottiano in modo incredibile fino a pochi anni fa.Insulti a chi prova a ragionare,a chi appena sente nominare Israele  ricorda che gli ebrei sono stati massacrati per secoli, ma che i palestinesi di Hamas sono anche guerriglieri e non satanisti, che Putin ha iniziato una guerra in Europa dopo 80 anni,ma che Zelensky non è solo un  presunto e diffamato  cocainomane,ma può essere pure un liberale  coraggioso…che sbaglia.Questo grande freddo è difficile che non lasci tracce e piaghe,soprattutto nella sinistra tutta,che sta insieme con lo sputo e che non vuole guardarsi dentro.Per migliorarsi, per comprendere dove ha sbagliato,e dove,nonostante tutto, può avere ancora una visione del mondo nobile,sincera,sempre al servizio degli ultimi che comprendono quei dannati della terra che manco il cielo vuole più.

27.12. 2025, Stalingrado 1943

1943 NATALE

Brano tratto dall ebook L’ Asse si spezza,la guerra è persa,di Pierluigi Raccagni,completamente gratuito dal 27 al 31 dicembre

“Malgrado tutto, questo alberello, portava con sé una tale magia natalizia, una tale aria di casa che all’inizio non riuscivo a sopportare la vista delle candele accese. Ero veramente commosso, al punto che sono letteralmente crollato e mi sono dovuto voltare per un minuto prima di tornare a sedere con gli altri e intonare canti natalizi davanti alla meravigliosa immagine di quell’albero illuminato”.Cfr Richard Evans.Il Terzo Reich in guerra, Milano2014, pag.382La canzone perfetta dei soldati tedeschi assediati nel kassel era naturalmente Stille Nacht, hilige nacht.Ufficiali e soldati della Wehrmacht erano veramente commossi quando pensavano a casa, quando la compassione e la tenerezza, che certo non era stata cosa loro nell’Operazione Barbarossa, li faceva sentire uomini piccoli, felici per piccole cose.A tener compagnia agli ex superuomini, mandati in Russia a sterminare i sottouomini slavi, ora c’ era l’esercito dei pidocchi che non li faceva dormire. Le sparate di Göring e dei suoi rifornimenti contrastavano con la situazione reale: spossatezza, freddo, stress, gelo e 500 calorie al giorno che il loro corpo assorbiva in minima parte.na grande armata tedesca era accerchiata per la prima volta dal 1939, la morte per inedia era all’ordine del giorno. Sotto l’alberello erano rimasti i deliri di Hitler e Goebbels.Nei circoli governativi di Berlino l’atmosfera natalizia non poteva di certo essere festosa; i tedeschi si rendevano conto, nonostante la censura e la propaganda, che a Stalingrado si stava per compiere una tragedia destinata a cambiare il corso della storia.Soprattutto da Berlino a Stalingrado vi era una sensazione comune e angosciante: quella dei trionfi di un recente passato che erano scomparsi come neve al sole.Sembrava infatti trascorso un secolo dal giugno del 1942, quando la Wehrmacht era a 150 chilometri da Alessandria d’Egitto con alla testa Rommel, i sommergibili tedeschi facevano a pezzi le navi alleate nell’Atlantico con una cadenza di 700.000 mila tonnellate al mese, la vittoria sembrava a portata di mano: l’Asse in quel periodo era al culmine della sua potenza.Sul fronte orientale, i comandi tedeschi annunciavano che la caduta di Stalingrado era imminente.Non bastava, però, il pensiero del Natale a consolare i soldati tedeschi e le loro famiglie a casa.Grande solidarietà fra camerati, grande umanità fra tedeschi, si direbbe. Ai prigionieri russi dei due campi all’interno del kessel, però, non veniva concesso neanche un pezzo di pane secco: cibo non ce n’era più , né per i vincitori prigionieri, né per i vinti ancora combattenti sotto la croce uncinata; quegli “eroi di Stalingrado” di cui si parlava a Berlino come fossero già morti.La “wasserzuppe”, (acqua calda con qualche pezzo di cavallo bollito), poteva bastare per reggersi in piedi, ma non per combattere.D’altronde bastava leggere le lettere che i soldati spedivano a casa per rendersi conto della situazione: il 57% dei combattenti non credeva più alla vittoria, il 33% era indifferente verso il regime, il rimanente era ostile.Stalin, intanto, stava preparando la spallata finale, mentre Hitler, sempre più convinto di sacrificare l’intera 6a Armata per non causare un disastro anche alle truppe del Caucaso, cercava in tutti i modi di fare quello che era possibile per aiutare gli assediati, o meglio, per salvare la faccia al regime.Nonostante le attenzioni di Hitler verso la 6a Armata di Paulus, le sorti della battaglia in quella notte di Natale sembravano comunque segnate.La guerra ideologica contro il bolscevismo, che aveva portato molti ufficiali della Wehrmacht a collaborare allo sterminio intrapreso in Russia da SS e corpi speciali, stava esaurendosi proprio a Stalingrado, un obiettivo considerato all’inizio da Hitler assolutamente secondario.Quindi la mazzata per i nazisti era duplice: non solo avevano fallito il piano dello spazio vitale, non solo rischiavano di perdere una battaglia cruciale nella strategia nazista, ma proprio i nazisti avevano costretto la popolazione anticomunista a difendere Stalin e a fare di Stalin l’eroe dell’Unione Sovietica.Di questo, tutti ne erano consapevoli. Soprattutto negli alti comandi della Wehrmacht che mai come in quella occasione si rendevano conto di essere finiti in un baratro senza fine.E sì che non ci voleva un mago per capire in quale disastro si erano avventurate le truppe di Hitler:“Se il comando supremo dell’esercito non re vocherà l’ordine di resistere nella posizione a riccio, ne scaturirà davanti alla nostra coscienza, nei confronti dell’esercito e del popolo tedesco, il dovere imperativo di riprendersi la libertà d’azione che ci è finora stata sottratta (…).…) E’in gioco l’annientamento di 200 mila combattenti e di tutto il loro equipaggiamento”.Dal memoriale di Seydlitz,25 novembre 1942

I russi vinceranno la guerra,ma perderanno la pace

Da sempre l’ Ucraina non poteva vincere con la Russia,chi lo credeva era in malafede.Così dicono i filorussi saccenti ,dopo che Zelensky si trova con le spalle al muro, perché Trump non manda aiuti se l’ Europa non compra armi dagli States,e se gli asset russi all’ estero di 240 miliardi,che non verranno  toccati dalle cancellerie europee, rimarranno la garanzia di una guerra compatibile con il Pil  di Occidente e Oriente.Perché i russi sono per la pace dei camposanti visto che tutti i giorni con migliaia di droni colpiscono le case ucraine,le centrali elettriche,facendo di quella terra una landa desolata con ricco sottosuolo che deve essere russificata in tutto il Donbas e americanizzata dove vi sono le terre rare.Così appunto si rimane stupiti quando si legge da fonti propagandiste che stanno con lo zar Golia, che gli  acchiappacitrulli del pianeta avrebbero ingaggiato il popolo ucraino fra i discepoli, facendogli credere che la vittoria  fosse a portata di mano.Il popolo ucraino ha fermato i russi per quasi cinque anni costringendoli a mediare ,evitando che si facesse dell’ Ucraina una nuova Bielorussia.Che poi questo non vada bene a chi vuole ridisegnare i confini dell’Europa prospettando una guerra nucleare che non farà,ma che rimane lì sul tavolo di ogni trattativa come la pistola che potrebbe sparare ad ogni momento, è strategico pure per il senso comune.Un ex agente del KGB,che a Dresda in Germania,nel novembre del 1989 si arrangiò a sopravvivere per le manifestazioni di piazza contro la morente DDR,non è un grande statista.Quindi i russi vinceranno la guerra,ma subiranno il costo di una guerra civile che farà loro perdere la pace.Secondo me,ovvio.Buon Natale.

Ucraina 1944, odio e guerra al nazismo

Brano tratto da,” 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta” e book 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i  fronti ” di Pierluigi Raccagni,gratuito dal 19 al 23 dicembre

1944 L’UCRAINA LIBERATA

Dopo la liberazione di Kiev, nel novembre del 1943, ebbe inizio l’operazione che aveva come obiettivo l’accerchiamento di tutto il gruppo di armate di Von Manstein.Manstein reagì decidendo di ritirarsi sulle linee del Dniepr, per far questo però dovette conferire con Hitler per ben sette volte.Secondo un’ordinanza generica la riva occidentale del Dniepr doveva essere ridotta a terra bruciata.Il che voleva dire saccheggio e distruzione dei macchinari, delle case, degli edifici pubblici e di tutto quello che avrebbe potuto servire all’Armata Rossa una volta raggiunta la sponda.Manstein, che per la prima volta aveva avuto libertà di ritirarsi, seguì alla lettera le indicazioni, facendo raggiungere alle sue truppe la riva destra del fiume sane e salve, ma di certo non al sicuro.Il fronte di Manstein misurava 720 chilometri; per difenderlo aveva 37 divisioni di fanteria e 17 divisioni di Panzer e Panzergrenadier.Poco per fermare l’Armata Rossa di Konev.Il 24 gennaio del 1944 le armate di Konev avanzarono sostenute da un massiccio fuoco di sbarramento, penetrando di 5 chilometri nelle linee avversarie.La mattina successiva la 5a Armata di Romistrov passò fra i tedeschi chiudendoli nella famosa sacca di Korsun – Cerkassy.E’’ ovvio che Hitler diede ordine di resistere ad ogni costo.Per salvare i tedeschi intrappolati furono mobilitate 4 divisioni corazzate che riuscirono ad aprire una piccola breccia.Konev non si fermò, martellò il settore, incendiando le case dove i tedeschi si erano rifugiati.A questo punto il generale Wilhelm Stemmermann ordinò ai suoi uomini di ritirarsi e di incamminarsi verso le forze che erano state inviate in loro soccorso.Sembrava di essere ritornati ad una “piccola Stalingrado”, questa volta gli accerchiati, però, erano riusciti a muoversi e a trovare un piccolo pertugio dal quale fuggire dallasacca.Fu in quell’occasione che si potè constatare la ferocia con la quale i sovietici combattevano contro i tedeschi: le colonne tedesche furono prese allo scoperto senza armamento pesante, l’artiglieria e i carri armati russi le fecero a pezzi stritolandole sotto i cingoli, la cavalleria cosacca si dedicò alla caccia al tedesco massacrando con le sciabole anche quelli che volevano arrendersi.Ebbene, il suo desiderio di servire l’umanità si trasformò in un’esplosione di veemenza, e lui comprese con tutto il cuore, non soltanto con l’intelletto, ciò che Gor’Kij aveva voluto dire parlando dell’amore che aveva generato e alimentato l’odio di Lenin per i nemici di classe. Non bisogna considerare più i tedeschi esseri umani!Al ricordo di quelle donne e di quei bambini morti che tanto lo avevano commosso anni prima….lui si crogiolò con spirito vendicativo nella loro sofferenza. Se solo avesse potuto uccidere tutti i tedeschi uomini, donne, bambini…”.Cfr.William T. Vollman, Europe Central, Milano 2010, pag.30Si parlò di 20.000 morti, compreso il coraggioso comandante Stemmermann, 8.000 furono fatti prigionieri.Stalin promosse maresciallo Konev per la carneficina; Vatutin, che aveva iniziato l’operazione, non ebbe nessun riconoscimento anche perché fu ucciso in un attentato da nazionalisti ucraini.Il 19 febbraio Stalin ordinò la fine delle operazioni dopo 16 giorni di battaglia.Il bilancio per Hitler era ancora una volta pesantissimo: 18.000 prigionieri catturati, 116 carri, 600 cannoni, 10.000 autoveicoli distrutti o lasciati al nemico. I morti, la cosa meno importante per il criminale boemo, furono 55.000.Stalin, invece, confermava al mondo intero che la sua Armata ormai era pronta per arrivare a Budapest e quindi a Berlino.E intanto avvenne il regolamento dei conti con i popoli che, secondo Stalin e il comitato centrale, si erano dimostrati poco affidabili se non collaborazionisti.Finirono sotto il tallone della repressione i tedeschi del Volga, i tartari di Crimea, i ceceni, gli ingusci, i karachi: la loro colpa era quella di aver creduto per buona fede, per opportunismo, per viltà, per anticomunismo, per antistalinismo, che i tedeschi li avrebbero liberati dal giogo stalinista.“Nel gennaio del 1943 la situazione era talmente grave che il governo sovietico istituì uno speciale “fondo alimentare” per il Gulag: seppure “nemici” i prigionieri erano comunque necessari per sostenere la produzione bellica.In effetti la situazione degli approvvigionamenti migliorò quando le sorti della guerra volsero a favore dell’Unione Sovietica ma,anche contando i supplementi, il contenuto calorico della razione fissata dalle normative alla fine del conflitto era inferiore di un terzo a quello stabilito nella seconda metà degli anni Trenta.Durante gli anni di guerra, nei campi e nelle colonie dei Gulag morirono in totale ben oltre due milioni di persone, senza contare coloro che perirono in esilio o mentre erano sottoposti ad altre forme di carcerazione. Fra questi più di 10.000 furono fucilati, per tradimento o sabotaggio, su ordine dei procuratori dei Gulag”.Cfr.Anne Applebaum, Gulag, Storia dei campi di concentramento sovietici, Milano, 2003, pag.434

17.12.2025 La vendetta

1945 FRONTE ORIENTALE : LA VENDETTA DELL’ARMATA ROSSA

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta, vol 2 di Pierluigi Raccagni

Se sul fronte Occidentale la sconfitta delle Ardenne aveva messo fine alle ultime speranze dei nazisti, sul fronte orientale l’arrivo dell’Armata Rossa diede il colpo finale al Terzo Reich.
il 12 gennaio del 1945, dopo mesi di preparativi curati nei minimi particolari, fu lanciata un’altra gigantesca operazione per portare i sovietici a 65 chilometri da Berlino.
Il gruppo delle armate russe di Konev, partendo dalla testa di ponte di Baranov, sull’alta Vistola a sud di Varsavia, puntò sulla Slesia.
Più a nord le due armate di Zukov attraversarono la Vistola a nord e a sud di Varsavia che cadde il 17 in gennaio.Più a nord ancora due armate sovietiche percorsero velocemente la Prussia orientale in direzione di Danzica.
Fu quella la più grande offensiva russa della guerra: Stalin in Polonia e nella Prussia orientale stava impiegando 180 divisioni
L’operazione “Vistola – Oder”, che ebbe inizio il 12 gennaio, vide, infatti, 6 milioni di sovietici fronteggiare 2 milioni di soldati tedeschi.
Non c’era partita.
Accanto a pochi reparti tedeschi ben armati c’erano al fronte reggimenti di coscritti formati da giovanissimi e di vecchi volontari. Questi avevano poche armi, pochi carri armati, ma soprattutto poco carburante.
Riassumiamo il piano sovietico per la spallata finale alla Germania:
1.il primo fronte ucraino iniziò la campagna il 12 gennaio e in due settimane riuscì a infiltrarsi in Slesia;
2.il primo fronte bielorusso di Zukov attaccò il 14 gennaio spazzando in due settimane le forze tedesche dalla Polonia;
3.il 29 gennaio Zukov si fermò sulle rive dell’Oder,in vista di Berlino.
In quelle tre settimane di gennaio, sul fronte orientale,si svolsero battaglie di una ferocia inaudita, come mai si era visto in Europa.
Il furore dell’Armata Rossa era distruttivo e vendicativo.
Non è possibile tacere sul trattamento che i sovietici riservarono alla popolazione tedesca.
Le donne vennero stuprate in massa nella Prussia Orientale, ma anche in tutte le città conquistate dall’Armata Rossa.
Scrisse un tenente russo addetto alle comunicazioni:


“ Tutte le strade erano gremite di vecchi, donne, bambini, grandi famiglie che procedevano con lentezza verso ovest su carri e veicoli, oppure a piedi. Le nostre truppe – carri armati, fanteria, artiglieria, trasmissioni – li raggiunsero e si fecero largo spingendo i loro cavalli e i loro carretti nei fossati di fianco alla strada; quindi, migliaia di loro costrinsero vecchie e bambini a mettersi da parte, e dimenticandosi del loro onore, del loro dovere e delle unità tedesche in ritirata, saltarono addosso alle donne e alle ragazze. Le donne – madri e figlie – giacevano a destra e a sinistra della strada principale e di fronte a ciascuna di loro c’era una banda di uomini che ridevano con i pantaloni abbassati. Quelle già coperte di sangue e che stavano perdendo coscienza venivano trascinate via: i bambini che cercavano di aiutarle venivano fucilati. Si sentivano risate, urla, irrisioni, strilli e lamenti…
…Era soltanto una diabolica infernale orgia di gruppo”.
Cfr.Antony Beevor,La seconda guerra mondiale, Milano, 2013, pag 865Icomandi sovietici erano al corrente di quello che stava accadendo sul fronte Orientale: non solo in Germania, ma anche in Jugoslavia, in Ungheria: dove passava l’Armata Rossa erano distruzioni insensate,crudeltà di ogni genere verso la popolazione civile, tutta quanta considerata collaborazionista delle stragi naziste in Urss.
Quando Giuseppe Stalin fu informato del comportamento dei soldati dell’Armata Rossa, così rispose a Milovan Gilas, comunista jugoslavo:
“Lei hai letto Dostoievskij, vero? Ha visto quanto è complicato l’animo umano, la psiche? Bene, immagini allora un uomo che ha combattuto da Stalingrado a Belgrado, attraverso migliaia di chilometri della sua terra devastata, fra i cadaveri dei suoi compagni e dei suoi cari.

Come potrebbe reagire normalmente quest’uomo? E cosa c’è di così terribile se, dopo tanti orrori, si diverte un po’ con una donna? Lei aveva idealizzato l’Armata Rossa, ma l’Armata Rossa non è ideale e non può esserlo…L’importante è che stia combattendo contro i tedeschi…”.
Richard Overy, Russia in Guerra, 1941- 1945, Milano 2003, pag 270.
Stalin non ordinò nessuna vendetta verso la popolazione civile, ma considerava stupri e massacri di donne un “ divertimento”, che uomini stanchi di aver combattuto duramente, potevano pure prendersi…

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑